Argimusco: un parco per preservare il Cielo Stellato

2019-12-17T16:36:21+00:00 15/12/2019|Uncategorized|0 Comments

Astronomy and word Heritage è un’iniziativa tematica proposta da UNESCO nel 2003 nell’ambito della Strategia globale per la Lista del patrimonio mondiale, che mira al riconoscimento di monumenti e di siti collegati alle osservazioni astronomiche che nel contempo siano testimonianza della cultura umana di ogni tempo.

Questa iniziativa offre, come dichiarato da UNESCO, la possibilità di valutare e riconoscere l’importanza di questo specifico patrimonio, in termini di arricchimento della storia dell’umanità, di promozione della diversità culturale e di sviluppo di scambi internazionali. In questo progetto si intravede dunque una reale possibilità per identificare siti collegati all’astronomia, ma anche di tutela, valorizzazione e conservazione, attraverso l’iscrizione di questi luoghi alla Lista del Patrimonio Mondiale.

Il cielo, nostro patrimonio comune e universale, certamente rappresenta una parte integrante dell’ambiente ed è ad esso che sono legati una fonte inesauribile di miti, di pratiche religiose e scientifiche; è evidente che sia sul piano naturalistico che sul piano culturale il cielo rappresenti per l’uomo una delle più grandi ricchezze: un patrimonio inesauribile di conoscenze.

Già nel  1992 l’UNESCO aveva dichiarato il cielo notturno patrimonio dell’umanità e la necessità di preservarlo, infatti ogni forma di irraggiamento luminoso disturba il cielo notturno con conseguenze disastrose per l’uomo e il suo ambiente.

Dati alla mano riportano che il 62% della popolazione mondiale vive sotto un cielo notturno disturbato, addirittura nei paesi occidentali e più industrializzati questa percentuale cresce in maniera esponenziale al 95%

L’inquinamento luminoso ha conseguenze ecologiche preoccupanti per la flora e la fauna causando un’alterazione dei cicli circadiani; ovvero sull’orologio biologico presente in ciascuna creatura vivente, compreso l’uomo.

Nel 2007 tuttavia il World Heritage Center dichiara che il cielo, in particolare il cielo notturno oscuro, gli oggetti celesti e la luce delle stelle come tali non possono essere inseriti nella Lista del patrimonio mondiale nell’ambito della Convenzione relativa alla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale.

Relativamente a queste tematiche però ICOMOS e la Commissione dell’Unione Astronomica Internazionale hanno iniziato degli studi comparativi che potrebbero essere effettuati per valutare il Valore Universale ed Eccezionale del Cielo stellato, per poi essere inserito all’interno della lista del Patrimonio Mondiale.

Il primo studio tematico del 2010 “Heritage Sites of Astronomy and Archaeoastronomy, nell’ambito del World Heritage Convention: A Thematic Study”  in sintesi identifica le principali caratteristiche astronomiche e indica i criteri in base ai quali tali siti potrebbero essere nominati per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale.

Il secondo studio tematico del 2017 esamina dettagliatamente alcune delle questioni irrisolte sollevate nel primo; ad esempio valuta le qualità del cielo scuro in dettaglio, concludendo però che i luoghi in cui non vi è inquinamento luminoso non possono, essere riconosciuti come categorie specifiche di proprietà del Patrimonio Mondiale.

Soltanto lo studioso Michel Cotte ha preso in considerazione l’idea che il livello di inquinamento luminoso possa essere correlato al valore culturale o naturale di un sito.

Costellazione del Corvo al tramonto del solstizio d’estate nel 1311

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L’Archeoastronomia non basta!

Nonostante UNESCO abbia dichiarato che l’interazione stretta e costante tra la conoscenza astronomica e il suo ruolo nella cultura umana sia un elemento fondamentale per il riconoscimento del valore universale delle testimonianze materiali legate all’astronomia, che si trovano in tutte le regioni geografiche e esistono dalla preistoria ad oggi; riteniamo che queste testimonianze materiali non siano effettivamente sufficienti senza la concreta possibilità di sperimentarne la funzione in relazione al cielo e ai suoi movimenti. In pratica i siti in questione dovrebbero riproporre le stesse condizioni per cui la correlazione con il cielo delle testimonianze materiali sia evidente oggi come in passato, in particolare anche nelle condizioni luminose.

L’astronomia oggi sinonimo di ‘astrofisica’ è la scienza che si occupa dell’osservazione e della descrizione degli eventi celesti. L’Astronomia oggi studia la causa, l’evoluzione, le proprietà fisiche e chimiche dell’universo; questi studi in passato, con la relativa produzione di strumenti adeguati, furono intrapresi soltanto grazie all’osservazione della sfera celeste in assenza di inquinamento luminoso.

L’astronomia, come noto, era strettamente collegata all’astrologia, in passato non vi era e poteva essere differenza fra queste due discipline. Se le conoscenze astronomiche erano necessarie a comprendere le stagioni, ad orientarsi etc. è anche vero che non è esistito nessun luogo e cultura umana in cui non si sia sviluppata l’astrologia, ovvero la produzione di architetture, miti e pratiche religiose collegate all’atronomia.

L’astrologia porta con se un bagaglio culturale immenso; attraverso quest’ultima si parla dunque di mitologia, di medicina, di religione e ritualità.

Heritage site of Archeastrology and Ancheomitology potrebbe diventare il nodo tematico su cui si potrebbero sviluppare futuri dibattiti?

Questo articolo si propone dunque di spostare leggermente l’attenzione su alcuni aspetti culturali molto rilevanti, per poterci consentire di individuare dei nuovi parametri e per poter cominciare a valutare l’idea di inserire nella lista del Patrimonio dell’Umanità non tanto il cielo stellato ma i parchi a zero  o parziale inquinamento luminoso, che preservino dunque il cielo notturno, ma che nel contempo siano testimonianza delle pratiche umane tangibili e intangibili in relazione al cielo e agli astri; ciò presuppone ovviamente che questi siti abbiano quindi un patrimonio culturale materiale e naturalistico da preservare.

Costellazione dell’Aquila al tramonto del solstizio d’estate del 1311

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L’Italia e la dichiarazione UNESCO del ‘92

Cosa è stato fatto o programmato in Italia in merito alla dichiarazione del cielo notturno a patrimonio dell’umanità del ’92?

A tal proposito abbiamo rinvenuto un disegno di legge del 2002.

Inserimento del cielo stellato nel patrimonio naturale del Paese. Norme per le aree protette in materia di inquinamento luminoso e di istituzione dei punti di osservazione astronomica.

Il disegno di legge dichiara di avere “lo scopo di porre la tutela del cielo stellato come obiettivo importante e urgente in materia di salvaguardia del patrimonio naturale e culturale del nostro paese”. Il testo prosegue affermando che: “Il punto di partenza di questo disegno di legge e quello di utilizzare le aree protette come volano di una nuova sensibilità in materia. Riteniamo che in questo modo si completi la concezione di tutela del patrimonio naturale del nostro paese. Per questo alla formulazione, prevista dalla legge quadro sulle aree protette, che definisce il «patrimonio naturale» come costituito da «formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche», abbiamo voluto aggiungere che esso è costituito anche dal «cielo stellato», recependo peraltro una decisione presa nel 1992 dall’Unesco, quando ha dichiarato il cielo stellato «patrimonio mondiale» da proteggere e conservare con ogni mezzo”.

La «lettura» del cielo – più avanti nel testo – fa parte della storia culturale dell’uomo: tutte le civiltà infatti hanno posto nei cieli la sede di ciò che era divino, sviluppando sistemi per trovare vaticini dalle configurazioni astrali. Senza contare che gli astri e le stelle sono stati fonte di ispirazione per poeti ed innamorati, riferimento per navigatori, stimolo intellettuale per filosofi e naturalisti. Tutta la nostra cultura, il nostro immaginario, le nostre forme di percezione sono intrise di queste letture del cielo. Persino le nostre abitudini, se è vero che un numero consistente di persone fa scelte quotidiane affidandosi all’oroscopo, cioè alle configurazioni stellari.

Tuttavia le disposizioni della presente legge erano pensate per essere applicate nelle aree già protette nazionali e regionali e in quelle di cui all’articolo 32 della legge n. 394 del 1991.

Non si è mai proseguito nell’identificazione di siti che tenessero conto realmente dei parametri di luminosità naturale, archeastrologici e archeomitologici, oltre che alle necessità di limitare l’inquinamento luminoso.

Un’identificazione necessaria al fine di rilevare dei parametri universali e globali applicabili a contesti più ampi rispetto che alle aree italiane già esistenti e protette.

In Italia esiste un esempio di Heritage site of Archeastrology and Archeomitology che abbia carattere di unicità ma che nel contempo possa servire all’individuazione di nuove aree protette?

Purtroppo ad oggi nel portale UNESCO Astronomical Heritage Finder in Italia soltanto Aiello il paese delle meridiane (Friuli Venezia Giulia)  è indicato come luogo collegato al cielo (inquinamento luminoso pari a livello 5).

Secondo la mamma internazionale dell’inquinamento luminoso www.lightpollutionmap.info in Italia non esistono luoghi ove l’inquinamento luminoso sia inferiore alla soglia del Livello 2 (vedi www.handprint.com). Secondo The Bortle Dark Sky Scale un livello accettabile per l’osservazione del cielo notturno non dovrebbe superare la socglia del livello 4.

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Anche la costellazione di Ofiuco si trova in corrispondenza della roccia identificata da Devins come il volto di Ofiuco. Estate 1311

Argimusco, lo specchio delle stelle

PER RIASSUMERE

Ci troviamo in Sicilia sull’altipiano di Argimusco, nei pressi di Montalbano Elicona, sui monti Nebrodi, tema centrale di questo sito web.

Nel 2014 nel saggio Argimusco Decoded di Paul Devins e Sandro Musco viene formulata la teoria dello Specchio delle Stelle per cui Argimusco sarebbe “un sito di enormi statue di pietra che, unico caso al mondo, riproduce specularmente dieci costellazioni presenti sull’orizzonte al tramonto estivo. Tutto questo per le cure mediche e la salute di una famiglia reale del 1300, quella degli Aragona di Sicilia”.

Ad avallare l’ipotesi degli studiosi che il luogo fosse stato utilizzato da Arnaldo da Villanova come sanatorio all’aperto al fine di curare la gotta a Federico III Re di Sicilia vi è la presenza di una vasca scavata nella roccia, usata per le sanguisughe e un sestante di pietra, questo era indispensabile all’osservazione del cielo e a poter indicare il momento propizio alla pratica del salasso.

Le pietre/statue in stile arabo-sabeo, che rappresenterebbero le costellazioni della Vergine, dell’Aquila, del Serpente, di Ofiuco, del Cratere, del Cigno, dell’Idra, del Corvo, del Sagittario (Dardo) e del Leone, riportano inoltre dei segni evidenti dell’incisione di meridiane che sarebbero state utili al medico catalano per l’osservazione e il monitoraggio delle fasi lunari, anche queste strettamente connesse alle pratiche mediche del tempo.

Paul Devins e il Professore di Storia Medievale Sandro Musco hanno infine individuato anche alcune pietre riproducenti simboli alchemici e templari: ll Pellicano, la Civetta, l’Alambicco, il Salnitro e il Tetragramma. Anche queste pietre hanno precisi orientamenti solari nei giorni degli equinozi e dei solstizi,

Argimusco è stata già dichiarata area archeologica e con vincolo paesaggistico, si trova già all’interno della riserva Naturale Orientata del Bosco di Malabotta.

Come dimostrato da Devins e Musco però la storia del luogo non può essere relegata a piccoli ritrovamenti archeologici o a un invidiabile patrimonio naturalistico.

Gli studiosi hanno infatti ritrovato un finanziamento da parte della Regina Eleonora D’Angiò che attesterebbe la reale intenzione di realizzare un sito in cui praticare la ‘medicina astrale’.

Costellazione dell’Idra al tramonto del solstizio d’estate del 1311

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Il carattere di unicità

Fermo restando che non esiste luogo al mondo in cui siano presenti statue di pietra riproducenti le costellazioni del cielo e su cui al tramonto estivo si trovano esattamente le corrispettive costellazioni; Argimusco è una testimonianza unica al mondo della pratica della medicina astrale per come descritta nei testi di matrice arabo-sabea. Per comprendere meglio l’opus di Devins e Musco non possiamo che rimandare il lettore alla lettura del saggio Argimusco Decoded.

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I parametri per indentificare i Darkpark Reserve : Heritage site of ArcheAstrology and ArcheoMitology

Le nostre idee…

Alla luce di quanto già esposto i darkpark reserve dovrebbero avere come prerequisito naturalistico un inquinamento luminoso pari o prossimo allo zero; non solo per un necessario rispetto dell’ecosistema e per la valorizzazione naturalistica del luogo, ma in quanto la mancanza di luce artificiale riproporrebbe le condizioni per cui l’uomo abbia scelto in passato il sito per le pratiche legate all’osservazione del cielo.

In Italia i darckpark reserve non dovrebbero superare la soglia del livello 4 secondo quanto riportato in The Bortle Dark Sky Scale.

Per tanto i darkpark reserve dovrebbero possedere anche un patrimonio materiale (architettonico o di strumenti) che in maniera indiscutibile abbiano avuto una stretta relazione con il cielo stellato.

Nel caso di Argimusco è di fondamentale importanza la presenza del sestante di pietra arabo-sabeo tutt’oggi funzionante.

I darkpark dovrebbero essere luoghi la cui cultura e storia siano innegabilmente collegate all’astronomia e all’astrologia.

Dal punto di vista naturalistico i darksky park potrebbero trovarsi a qualsiasi altezza rispetto il livello del mare, ma in condizioni di poterci far osservare il cielo e l’orizzonte a 360 gradi; è indispensabile per tanto che vi siano degli indicatori equinoziali e solstiziali (naturali o artificialmente prodotti dall’uomo).

E’ necessario che il sito sia stato menzionato in documenti storici come luogo di utilizzo di pratiche collegate all’astronomia e all’astrologia, o con evidenti segni di pratiche astronomiche o astrologiche.

E’ necessario che il sito riporti anche caratteri di unicità così come disposto da UNESCO.

Avendo riscontrato tutte queste caratteristiche nel sito di Argimusco l’obbiettivo di questo articolo è che si avvii un progetto tematico e di ricerca in seno a Fondazione UNESCO Sicilia.

Ci auspichiamo che tale progetto sia un progetto pilota e che altri possano prendere spunto per portare avanti questi temi per altri siti italiani, al fine di poter individuare nuova aree che sicuramente meritino di entrare a far parte di progetti speciali di tutela e valorizzazione in seno alla dichiarazione UNESCO del 92.

 

 

Livello di inquinamento luminoso su Argimusco vedi www.lightpollutionmap.info

 

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Riferimenti riportati nel sito web di UNESCO

2015

Focus su ” Patrimonio astronomico: progredire nell’iniziativa UNESCO-IAU “, tenutopresso l’Assemblea Generale IAU 2015, Honolulu, Hawai’i, USA, 11–13 agosto 2015

Incontro internazionale su ” Astronomia culturale hawaiana, oceanica e globale: patrimonio materiale e immateriale “, tenutosi a Hilo, Hawai’i, USA, 16-20 agosto 2015

2011

Seminario internazionale “Protezione del patrimonio dell’astronomia”

Parigi, Francia, settembre 2011

2010

Seminario internazionale sul patrimonio astronomico,

Il Cairo, Egitto, febbraio 2010

2009

Edizione 2009 del Colloquium Daniel Chalonge (Scuola Internazionale di Astrofisica dell’Observatoire di Parigi), Torino Palazzo Lascaris 21-24 ottobre 2009

Simposio congiunto: Astronomia e suoi strumenti prima e dopo Galileo, 28 settembre – 3 ottobre 2009, Venezia, Italia

Conferenza internazionale: Astronomia e Patrimonio Mondiale: Across Time and Continents, Kazan, Repubblica del Tatarstan, Federazione Russa, 19 agosto 2009 – 24 agosto 2009

Workshop internazionale e incontro di esperti sulle riserve stellari e sul patrimonio mondiale tenutosi a Fuerteventura, Spagna, 16 marzo 2009

Simposio: il ruolo dell’astronomia nella società e nella cultura 19 gennaio 2009 – 23 gennaio 2009

2008

Gruppo di lavoro di esperti di scienza e tecnologia nel contesto delle nomination al patrimonio mondiale , Londra, 2008

Simposio internazionale ICOMOS Patrimonio culturale degli osservatori astronomici: dall’astronomia classica all’astrofisica moderna , Amburgo, Germania, 14-17 ottobre 2008

2007

Celebrazione del 50 ° anniversario dello Sputnik organizzato da ESA / CNES, Parigi, 2007

Conferenza Starlight presso la presidenza onoraria di HRH Felipe de Borbón Principe delle Asturie , Teatro Chico, Santa Cruz de la Palma, Spagna, aprile 2007

2005

Simposio internazionale, Istituto di astronomia dell’Accademia delle scienze russa, Mosca, Federazione Russa, giugno 2005

2004

Primo incontro internazionale di esperti sul patrimonio scientifico e astronomico , Venezia, marzo 2004

Riferimenti

Libri e atti

Patrimonio dell’astronomia e archeoastronomia nel contesto della Convenzione del patrimonio mondiale: studio tematico n. 2 , a cura di Clive Ruggles, ICOMOS – IAU, giugno 2017.

Atti del Focus Meeting su “Patrimonio astronomico: progredire nell’iniziativa UNESCO – IAU”, in Astronomy in Focus , a cura di Piero Benvenuti, Cambridge University Press, 2016, pagg. 77-153.

Patrimonio dell’astronomia e archeoastronomia nel contesto della Convenzione del patrimonio mondiale dell’UNESCO: uno studio tematico, a cura di Clive Ruggles e Michel Cotte, ICOMOS – IAU, giugno 2010

Starlight: A Common Heritage , a cura di Cipriano Marín e Jafar Jafari, Starlight Initiative, marzo 2009.

Patrimonio culturale degli osservatori astronomici dall’astronomia classica all’astrofisica moderna , procedimenti del simposio internazionale ICOMOS ad Amburgo, Germania, 14-17 ottobre 2008, a cura di Gudrun Wolfschmidt, ICOMOS, 2009.

articoli

“Patrimonio mondiale e protezione dei siti di osservazione di lavoro”, a Piero Benvenuti (a cura di), Astronomia in primo piano: come presentato alla XXIX Assemblea generale IAU, 2015 (Atti dell’Unione internazionale astronomica XXIXA), Cambridge University Press (2016) , pagg. 463–472.

“A iniciativa UNESCO – IAU“ Astronomia e Patrimônio Mundial ”: successi, temas e prospecções”, in Priscila Faulhaber e Luiz C. Borges (a cura di), Perspectivas etnográficas e históricas sobre as astronomias , Museu de Astronomia e Ciências Afins — de Janeiro (2016), pagg. 7–17.

“Astronomia e attività del patrimonio mondiale”, in Thierry Montmerle (a cura di), Bollettino Informativo IAU n. 111 , International Astronomical Union, Parigi (2013), pagg. 28–30.

“Astronomia e patrimonio mondiale”, in Ian F. Corbett (a cura di), Aspetti salienti della XXVII Assemblea Generale IAU, agosto 2009 , Atti dell’Unione Internazionale Astronomica, 6 (Transactions T27B), IAU (2010), pagg. 12–17 .

“Dall’età della pietra all’era spaziale: astronomia e studio tematico del patrimonio mondiale rilasciato”,   Comunicato stampa IAU 1006, 6 agosto 2010

Rassegna del patrimonio mondiale n ° 54 dedicato all’iniziativa “Astronomia e patrimonio mondiale”.

Centro del patrimonio mondiale dell’Unesco

Primo incontro internazionale di esperti   sul patrimonio scientifico e astronomico

Newsletter del patrimonio mondiale n. 44, aprile – maggio 2004, pag. 4.

Centro del patrimonio mondiale dell’Unesco

Siti e osservatori archeo-astronomici

Newsletter del Patrimonio mondiale n. 42, novembre – dicembre 2003 / gennaio 2004, pag. 3.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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