Argimusco e il Liber de Stellis beibeniis

2019-11-13T08:36:48+00:00 09/11/2019|Uncategorized|Commenti disabilitati su Argimusco e il Liber de Stellis beibeniis

In un nostro precedente articolo abbiamo accennato la scoperta della presenza della statua di Bootes su Argimusco. Anche in questo caso lo scetticismo di alcuni studiosi è stato per noi un ulteriore stimolo a portare avanti le nostre ricerche, certi che il nostro viaggio non sarebbe stato sterile.

video ARGIMUSCO E LE NUOVE SCOPERTE

 

Dato che l’osservazione del cielo è l’elemento più importante per riuscire a comprendere con quale logica il progetto di Arnaldo si attenesse all’idea di realizzare su Argimusco un grande talismano di pietra (per la cura della famiglia reale degli Aragona); abbiamo continuato ad osservare il cielo e ad utilizzare lo Stellarium per poter scrutare il cielo del 1311, alla ricerca di nuove scoperte.

Tornando indietro nel tempo su Argimusco con il Programma Stellarium, esattamente al 24 giugno del 1311 (poco dopo il solstizio estivo), ci siamo accorti non solo che Bootes fa parte del complesso di pietre/sigilli presenti sul luogo, ma che esso ne è addirittura il centro, l’Axis Mundi (come lo è la stella polare nella cupola stellare azimutale). Nel caso di Argimusco l’azimuth è esattamente nel foro scavato dentro la rocca di Bootes. La costellazione di Bootes passava sopra la suddetta rocca al tramonto del 24 giugno 1311 (San Giovanni). Il foro-azimuth fissato nella roccia dentro Bootes è stato incredibilmente impresso nella piera in un preciso momento temporale: quello del tramonto di giugno. Con la luna in Vergine su Argimusco tutto corrisponde perfettamente alla rappresentazione terrena di ciò che sta in cielo.

Ci siamo inoltre resi conto che la roccia rappresentante Bootes non può essere – come ipotizzato in un primo momento – un enorme volto, perché Arturus (la stella più luminosa di Bootes)  non si trova in prossimità del suo occhio ma, così come rappresentata da Al-Sufi nel suo Libro delle Stelle fisse, fra le gambe. Così come nell’iconografia di Al-Sufi dunque Bootes è rappresentato con Arturus fra le gambe, costringendo il nostro sguardo a scrutare in su. Ed ecco magicamente apparire fra le rocce la sagoma di un vecchio seduto a Guardia dell’Orsa e del cielo!

Bootes quindi è inequivocabilmente il guardiano di Argimusco, il pastore (immagine metaforica dell’alchimista), l’alchimista Arnaldo da Villanova.

Un’altra considerazione importante è che Arnaldo/Bootes nel 1311 aveva 71 anni, quindi già molto avanti negli anni, considerata la durata media della vita all’epoca. Arnaldo infatti è raffigurato come un custode che vigila sull’ingresso, guardando chi entra dall’alto, addirittura piegato per scrutare meglio chi arriva alla salita che porta alla statua dell’Aquila.

Bootes è l’ alchimista custode dell’Argimusco, come lo appunto è Arnaldo – secondo la geniale intuizione di Devins e Musco – citato nel Carlo V di Santinelli: quando Argio incontra Arnaldo da Villanova custode di due statue di pietra il pellicano e la fenice accanto ad un bosco che domina un illustre Hostello (Il Palazzo Reale di Montalbano Elicona). 1

Secondo Musco e Devins il poeta Santinelli nel quinto canto del Carlo V descrive esattamente Argimusco con le statue ivi presenti, ove a vegliare sul luogo vi è ancora oggi Argio/Arnaldo.

Devins spiega che il motivo per cui Santinelli conosceva Argimusco sta nel fatto che nella conventicola di Cristina di Svezia, di cui faceva parte anche il poeta, la conoscenza del luogo non era del tutto caduta in oblio. Tutto ciò grazie ad un altro personaggio che aveva conosciuto Argimusco: l’alchimista Giovan Battista della Porta, più volte sceso in Sicilia. (Per ulteriori approfondimenti, a chi non conoscesse già l’argomento, consigliamo di fare riferimento ad Argimusco Decoded in cui tutto è spiegato in dettaglio)

Arturus o Alchameth è la stella più importante di Bootes, con il termine ‘Arturus’ spesso si intendeva indicare l’intera costellazione.

Alchameth ha la stessa matrice semantica di Alchimia…sarà un caso? Forse.

Come accennato in precedenza Alchameth  era considerato un sigillo importantissimo, assieme alle altre stelle fisse di Hermes. Di questo parleremo a breve.

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Grazie a Bootes abbiamo ancora fatto un ulteriore scoperta, che non può essere attribuibile al caso, una scoperta che conferma ulteriormente che Argimusco fu concepito come un grande talismano per le pratiche della medicina astrale.

Per essere precisi di scoperte ne abbiamo fatte cinque, ovvero le cinque costellazioni mancanti che si rispecchiano, in cielo come in terrà, sull’altipiano di Argimusco in estate.

Se Bootes è il Guardiano dell’Orsa, possibile che alle spalle di Bootes non si trovi L’Orsa in terra, così come in cielo? Certo che si!

Osserviamo le immagini qui sotto riportate.

Ecco che dietro Boote ritroviamo esattamente la testa dell’Orsa Maggiore! Nella terza immagine qui sopra a sinistra notiamo la rocca di Bootes e specularmente a destra la testa dell’Orsa!

Ma se continuiamo ad osservare il cielo e le pietre lasciate sparse qua e là sull’altipiano di Argimusco, notiamo qualcosa di veramente eccezionale: giù in basso vicino la statua di Bootes non poteva che esserci, così come in cielo, la Chioma di Benerice.

Osserviamo l’incredibile somiglianza fra il masso quasi informe posizionato vicino Bootes e la rappresentazione iconografica della Chioma di Benerice.

La roccia della Chioma di Benerice sottosopra

 

 

In Argimusco Decoded più volte Devins e Musco avevano ribadito l’importanza fondamentale delle conoscenze dell’astronomia araba da parte di Arnaldo da Villanova e di come Argimusco con le sue statue di pietra ne fosse un’applicazione pratica (unica al mondo).

Ci siamo chiesti più volte come mai però Arnaldo avesse rappresentato su Argimusco anche costellazioni non zodiacali. Sicuramente uno dei motivi è che Arnau intendesse rappresentare ed edificare delle stature/sigilli come descritte e menzionate nel suo scritto De Sigillis; senza poi trascurare l’iconografia alchemica, le descrizioni riportate nel libro delle Stelle fisse di Al-Sufi e nei testi di Al-Kindi (De Radiis).

Ma c’è di più! E lo abbiamo scoperto grazie ad Alchameth!

Alchameth non è soltanto la stella più luminosa di Bootes, ma fa parte delle 15 stelle fisse beheniane (dette anche Stelle fisse di Hermes), al tempo in cui visse Arnaldo da Villanova, queste stelle erano fondamentali per le pratiche medico-astrologiche medievali. Queste credenze di cui era permeata l’astrologia medievale venivano direttamente dalla tradizione araba: il termine beheniane deriva dall’arabo-persiano bahman, “radice”.

Fu Agrippa von Nettesheim ad attribuire direttamente ad Ermete Trismegisto la paternità del Liber de Stellis beibeniis o Liber Hermes de Stellis beibeniis; come superstizione del tempo e come descritto in De occulta philosophia  dallo stesso Agrippa, in questo libro era spiegato in che modo ogni stella era collegata ad una gemma e ad una pianta.

Come già spiegato in Argimusco Decoded Arnau da Vilanova descrisse ampiamente la ‘virtus occulta dei sigilli e delle immagini celesti’. 2

Inoltre ogni Stella fissa era fondamentale per incanalare l’energia della rispettiva costellazione all’interno di un talismano. Devins e Musco hanno spiegato infatti come Argimusco fosse stato concepito come un enorme talismano di pietra utilizzato per le cure di Re Federico III di Sicilia.

Fra le stelle beheniane su Argimusco troviamo: Spica nella costellazione della Vergine, il Regolo nella costellazione del Leone, Ala Corvi nel Corvo etc. Ecco allora che ci siamo messi alla ricerca di tutte le stelle beheniane nel cielo di Argimusco del 1311. Alla luce di quanto ipostizzato, non è dunque possibile che Arnau non avesse tenuto in considerazione nel suo progetto su Argimusco la presenza delle suddette stelle, così importanti per la pratica della medicina astrale e per il funzionamento del grande talismano di pietra.

Non ci è sembrata casuale a tal punto che un’altra statua megalitica circolare, non tanto distante dalla rocca di Boote, ovvero il Salnitro sia in effetti un’altra Costellazione: La Corona Boreale. 3. Il Salnitro è rappresentato con una divisione verticale al centro, mentre e rotondo esattamente come la Corona dell’omonima Corona Boreale!

Alla Corona Boreale appartiene un’altra stella beheniana che si chiama Alphecca!

Le 15 stelle fisse Beheniane, conosciute nella tradizione ermetica medievale, sono tuttavia dappertutto visibili a giugno anche oggi. Il punto è che su Argimusco non solo sono presenti molte delle rispettive costellazioni/statue come: Arturo-Boote, Spiga-Vergine, Gienah-Corvo, Regolo-Leone etc.  ma sono visibili tutte le stelle beheniane, tranne una e ora vedremo perché.

(Su Argimusco non sono presenti nemmeno lo Scorpione e la Bilancia perchè coperti dall’Etna.)

Sarebbe opportuno a questo punto chiedersi se – data l’incompiutezza del progetto di Arnau – fosse stato previsto di rappresentare anche le costellazioni relative alle stelle fisse beheniane mancanti. Possibile che Arnaldo non avesse tenuto conto di una così perfetta visibilità di queste stelle dal pianoro di Argimusco?

Effettivamente abbiamo notato che se osserviamo attentamente la statua del Cigno presente su Argimusco, possiamo costatare che accanto al Cigno ci sono altre due pietre abbandonate, che rispettivamente sarebbero dovute diventare la Lira al centro e lo scudo a sinistra. 4

Questa ipotesi è confutata dal fatto che alla Lira è collegata un’altra importantissima stella beheniana: Vega!

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Riguardo alla presenza della costellazione dello scudo dobbiamo riservarci di scrivere un approfondimento specifico, in quanto la Costellazione dello Scudo fu introdotta soltanto nel 1690 da Hevelius. Nell’antichità lo Scudo era parte integrante della costellazione dell’Aquila.

E’ possibile dunque che nel XVIII secolo vi fu un intervento postumo su Argimusco e da parte di chi?

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Tutto è comunque è perfettamente speculare al cielo di giugno del 1311, ma a quanto pare c’è di più, perché Arnaldo ha sicuramente tenuto conto della presenza in cielo delle Stelle fisse beheniane.

Facendo un breve elenco delle stelle beheniane, la loro presenza nel cielo estivo su Argimusco è inconfutabile, nonché la loro coincidenza con molte delle statue rappresentate sul sito. Come accennato manca soltanto una costellazione: il Capricorno e la sua corrispettiva stella beheniana Deneb Algedi.

Infatti, come accennato, le 15 stelle beheniane sono visibili ovunque nell’emisfero boreale, ma in estate a giugno il Capricorno non è presente sul cielo di Argimusco. Il fatto che su Argimusco non vi sia nessun riferimento alla Costellazione del Capricorno non è dunque casuale, ma è coerente con la concezione di specularità che Arnaldo porta avanti nel suo progetto.

Oggi siamo certi infine di poter annunciare la scoperta di cinque nuove costellazioni presenti su Argimusco e il collegamento dell’intero progetto di Arnaldo con l’applicazione della medicina astrale anche attraverso le stelle/sigillo beheniane.

Le nuove costellazioni ritrovate su Argimusco sono: la Corona Boreale/ Salnitro, L’Orsa Maggiore, La Chioma di Benerice, la Lira e lo Scudo (realizzato postumo). L’azimut di tutto il sistema sta nella statua di Bootes/Arnau, partendo dal Salnitro il complesso di statue è distribuito secondo la forma di una Y  il cui centro è esattamente Bootes, il guardiano dei Cieli!

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Riportiamo qui le corrispondenze fra le pietre e le stelle beheniane in cielo secondo il possibile progetto di Arnau da Vilanova, coerentemente alle sue conoscenze astrologiche arabe ed ermetiche, che tiene conto anche della presenza dell’influsso delle Stelle fisse così come riportato in De Radiis del suo maestro Al-Kindi.

Algol –  sull’orizzonte est alle ore 22.00

Algol symbol (Agripe 1531).svg

Spica – visibile osservando la Vergine a ovest

Agrippa1531 Spica.png

Gienah o Ala Corvi – visibile osservando il Corvo a ovest

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f8/Agrippa1531_alaCorui.png

Arturo -nella Costellazione di Boote e visibile osservando Boote

Agrippa1531 Alchameth.png

Regolo – nella costellazione del Leone e visibile osservando il Leone a ovest

Agrippa1531 corLeonis.png

Procione – visibile alle ore 21.00 osservando verso la rocca del Cratere

Agrippa1531 Canisminor.png

Alkaid – visibile dall’Orsa Maggiore a Nord- Ovest

Agrippa1531 caudaUrsae.svg

Antares – nello Scorpione e visibile osservando la rocca del Dardo (Sagitta)

Agrippa1531 corScorpii.png

Vega – nella costellazione della Lira e visibile osservando la roccia dell’Aquila

Agrippa1531 Vulturcadens.png

Alphecca – nella corona boreale e visibile dalla rocca del Salnitro

Agrippa1531 Elpheia.png

Pleiadi – presenti in cielo alle 2.00 di notte

Pleiades (Agrippa 1531).svg

Aldebaran – presente in cielo alle 3.00 di notte

Aldaboram (Agripa 1531).svg

Sirio – visibile alle 8.00 del mattino e visibile dalla roccia del Serpente

Sirius - Agrippa.png

 

Graziella Milazzo

alias Eleanor Devins

in onore ad Eleonora D’Angiò e Paul

 

Questo lavoro è dedicato

A Paul Devins e ad Alessandro Musco,

ai tanti amici che per primi sono stati testimoni delle loro ricerche.

Abbiamo avuto modo di consultare l’epistolario di fine 2013 ed inizio 2014 tra Paul Devins, Sandro Musco ed i loro amici sul tema di Argimusco.

Uno di essi era il compianto Sebastiano Tusa, purtroppo prematuramente scomparso.

Tusa, compiangendo l’amico Musco, per anni ha detto che quella era “una delle più importanti scoperte della storia umana”.

Ne siamo ancora più convinti, oggi.

Oggi completiamo gli studi dei due grandi amici Sandro e Paul,

Abbiamo ripreso le loro carte, la moltitudine di appunti sparsi, gli incessanti sms ed email sui temi delle ricerche.

Abbiamo rivissuto quei tre anni di lavoro e passione, le tante giornate di ricerche sul campo (anche di notte per non essere visti) e le interminabili ore chiusi nelle biblioteche di mezza Sicilia.

Abbiamo ricostruito le loro giornate di ragionamenti e scrittura, chiusi in una casa ai piedi dell’Etna, tra libri e carte e poi montagne di cibo e vino.

Più leggevamo le loro carte, più ci aggiravamo tra i loro appunti, più ci pareva di sentire risate.

Tante volte ci è parso di sentire le voci di Sandro e di Paul, sempre a tavola, intenti a discutere con amici, tra una portata e l’altra, tra un motto di spirito ed una battuta salace, di Arnaldo e di politica, di filosofia metafisica e di Rosario Crocetta, di facezie e di Dio.

Ed ogni volta era netta l’impressione di sentire tante risate, risate incontenibili.

Oggi, mentre chiudiamo i loro studi, mentre ci accingiamo a rivelare al mondo tante ed incredibili scoperte, non possiamo fare a meno di ridere anche noi…

 

Note

  1. FRANCESCO MARIA SANTINELLI “IL CARLO QUINTO” da Sonetti Alchemici QUINTO CANTO

    “…s’incammina ver dove illustre hostello,

    signoreggia da un colle alta foresta

    ma ne l’entrar del bosco un bianco augello

    di sasso adamantino, il piè g’arresta

    sta sul pario pilastro in guisa tale

    che volar più non puote, e aperte ha l’ale.

     

    Tiene al lacero sen rostro impietrito

    e a divorarsi il cor mostrasi intento

    un artiglio ch’è d’oro al marmo unito,

    sù verde lastra l’altro e è d’argento

    mirasi in quel smeraldo alfin scolpito

    una fenice al sol sul rogo spento

    ch’ha scritto al suo piè: in ogni luogo

    al sol rinasco e mi preparo il rogo.

     

    Argio si ferma diligente osserva

    le mistiche figure à ciglie immote.

    Scorge che sensi arcani in lor conserva

    scienza occulta a l’intagliate note.

    La fenice, augel, come Minerva

    da un’Hermetica mente usciro ignote.

    S’avvede ben, che lo scalpel v’impresse

    quando turba d’Heroi su i fogli espresse.

     

    Hor mentre a contemplare fissa dimora,

    ode voce improvvisa, et ei rivolto,

    mira d’età robusta huomo, che all’hora

    gli dice: “o tu che sì sereno il volto

    scuopre fortuna, e le tue ricche sorti indora

    già che il vogliono i Fati, entra nel folto

    bosco misterioso, entra, e ti porta

    a l’arbore solar, ch’io ti son scorta…”

    Come riportato in Argimusco Decoded: la prima statua che Argio (Arnaldo) incontra – salendo su Argimusco –  è quella del Pellicano,(“a divorarsi il cor mostrasi intento”), mentre la seconda è una statua della Fenice (l’Aquila). Sia il simbolo cristiano del pellicano che quello della fenice (o aquila), rivolta al sole dell’alba della rinascita, sono presenti sull’Argimusco. Queste statue nel sonetto erano poste su un rilievo immerso nelle foreste, (“…signoreggia da un colle alta foresta…”), forse, ricordo dei boschi prima diffusi sui luoghi, e vicino ad un “illustre hostello”: certamente il castello di Montalbano poteva essere definito un illustre castello avendo ospitato uno dei più grandi re del medioevo, Federico III d’Aragona.

    Il personaggio che interviene nel finale è Arnau de Vilanova per come poi si scoprirà nel canto XIII. Egli viene definito nel sonetto “mente Hermetica”: ricordiamo che lui stesso si auto-definiva “Filius Hermetis”. Arnau è il creatore delle statue e il custode dei luoghi. Il riferimento alla turba d’Heroi è alla “turba philosophorum”, ovvero all’eroico sforzo per la ricerca della pietra filosofale da parte del filosofo alchimista. Turba di cui parla anche Arnau nel Rosarium Philosophorum e nel Libro del Perfetto Magistero1. Dal sonetto deduciamo che per vie di tradizione orale all’interno di sodalizi alchemici, forse, il ricordo di un rapporto tra Arnau, quei luoghi e le due statue è giunto al Cenacolo di Cristina di Svezia di cui faceva parte il Santinelli. Certo era andato perso il ricordo delle tecniche di medicina astrologica che avevano condotto alla realizzazione delle enormi statue megalitiche da parte di Arnau. Quelle tecniche erano state dimenticate già a partire dall’epoca rinascimentale, cioè da 200 anni almeno.

  2. vedi anche Marsilio Ficino “Come ricevere vita dal cielo”
  3. In alchimia il salnitro è un elemento fondamentale nell’alchimia e per l’alchimista Boote /Arnaldo. Inoltre come già accennato sia la Costellazione di Bootes che la Corona Boreale sono collegati al mito della custodia dei luoghi sacri. Ricordimo che l’alchimia è tra l’altro chiamata Arte Regia, pertanto la corona è il simbolo stesso dell’Alchimia.
  4. Forse il megalite centrale sarebbe dovuto essere trasformato nella costellazione della Lira”, scrivono Devins e Musco a pag. 81 di “Argimusco Decoded per immagini” .  Mentre circa la Libra  non è visibile in terra perchè in cielo è coperta dall’Etna”.