Boote: Il Guardiano dei Cieli

2019-11-11T07:05:35+00:00 19/03/2018|Uncategorized|0 Comments

Paul Devins ha ampiamente dimostrato le “sue tesi sulla connessione stellare dei megaliti. I megaliti sono […] in relazione con le costellazioni celesti, non in allineamento, come negli altri siti megalitici del mondo, ma quale “specchio” delle stesse costellazioni.” 1

“In particolare, tutte le costellazioni – spiega Devins – poste sulla linea dell’orizzonte si specchiano “toccando” quasi sul terreno le proprie gigantesche controfigure megalitiche ‘sull’Argimosco’. Utilizzando il programma “Stellarium” o altri programmi simili […]si può verificare la precisa coincidenza tra i megaliti (rectius, statue di pietra) e le costellazioni dopo il tramonto nel mese di giugno tra il 1.300 d.C. ed oggi. Le costellazioni coincidono nell’ordine di dieci su dieci: dando le spalle a nord, da est ad ovest, Cigno, Freccia (Dardo), Aquila, Serpente, Ofiuco (Serpentario), Vergine, Leone, Corvo, Idra e Cratere sono poste nello stesso ordine e sequenza dei loro corrispettivi megaliti, con l’eccezione di una costellazione a sud (Libbra) coperta alla vista dal maestoso profilo dell’Etna.

All’ingresso di Argimusco inoltre vi sono le statue del pellicano, della civetta, dell’alambicco (pellicano) e del salnitro che “sono la perfetta riproduzione di simboli alchemici e del cristianesimo medievale”.

Infine Devins “ha individuato un megalite – il Delta o Tetragramma – riproducente un simbolo dei cavalieri templari” , un sestante di pietra arabo e una vasca per le sanguisughe, che sarebbero stati utilizzati da Arnau da Villanova per la pratica della melotesia astrale.

Devins nel 2011, […] attribuisce la paternità del piano del sito al medico Arnaldo da Villanova, sulla base dell’esame dei testi astrologici di questi e della coeva medicina astrale e alchemica proveniente dalla “koinè islamico-iberica”.

Arnaldo, secondo Devins e Musco, creò un sito unico al mondo al fine dell’utilizzo dei megaliti quali enormi sigilli/statue di pietra per applicazioni mediche di “melotesia”, la medicina stellare di gran voga in epoca medievale, disciplina proveniente dalla raffinata cultura sabea di Harran e portata in Sicilia attraverso la Catalogna.” Purtroppo nel 2014, dopo la morte del Prof. Sandro Musco, Devins decide di non proseguire più  le sue ricerche su Argimusco.

Restano così in sospeso alcune questioni.

La prima riguarda la presenza su Argimusco di un alta vasca di forma pentagonale, ritenuta molto probabilmente un antico palmento. Ad oggi non si era spiegato il perchè della presenza di questo palmento e nemmeno a cosa potesse servire posizionato là in alto in mezzo ai megaliti, nonchè il motivo per cui fosse a forma pentagonale. Non vi sono fonti che provino una coltivazione della vite in loco, vi sono solo tracce di terriccio nero, forse idoneo alla coltivazione dell’uva, ma nulla di più.

Ma l’attribuzione del sito megalitico di Argimusco ad Arnaldo spiegha anche il perchè dell’esistenza del palmento pentagonale. Ora vedremo perchè.

La seconda questione riguarda l’identità della statua megalitica del ‘Saggio’ o ‘Sacerdote’.

Devins e Musco avevano già intuito come i lavori su Argimusco furono interrotti per mancanza di fondi finanziari e a causa del boicottaggio del progetto da parte dei discendenti di Federico III Re di Sicilia.

In particolare avevano già spiegato che, oltre alle dieci costellazioni individuate, il progetto Argimusco prevedeva con molta probabilità  la realizzazione di altre statue speculari alle rispettive costellazioni, in particolare quella di Libbra e della Lira, quest’ultima sarebbe stata probabilmente posizionata accanto a quella del Cigno.

Ma chi è il Saggio? Possiamo trovare un corrispondenza logica che ci aiuti a spiegare la presenza sul sito megalitico di questa statua in relazione al progetto di Arnaldo?

Poco più in alto dell’ingresso di Argimusco, poco dopo il megalite del Salnitro, vediamo un megalite con un foro in alto emergere dal terreno, dal foro in alcune circostanze particolari si vede risplendere il sole.

In linea d’area questo megalite si trova esattamente alle spalle del raggruppamento roccioso ove si trova il megalite della Vergine.

Utilizzando il metodo di Devins e Musco ci siamo chiesti: chi si trova alle spalle della Vergine al tramonto del mese di Giugno del 1300? Alle spalle della Vergine si trova Boote.

Bootes (in latino) o Βοώτης (in greco) è una delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo, la sua stella più brillante è Arturo. È uno dei vertici del Triangolo primaverile, assieme a Spica e β Leonis. Un altra stella (β Bootis) in particolare viene rappresentata in prossimità di uno degli occhi di Boote, ecco perché forse egli è sempre rappresentato di profilo.

Gamma Bootis è una stella nella costellazione di Boote chiamata anche Seginus o Haris. Seginus deriva dalla latinizzazione del nome greco Theguius, mentre Haris dal nome arabo, Al Haris, che significa “la guardia”.

Boote è detto anche il Bifolco, nome che deriva dal latino bubŭlcus o bufulcus, per tal motivo è rappresentato con due forche in mano, questi sono gli strumenti che gli servono per fare da guardia ai Buoi2.

 

 

Tuttavia l’origine del nome Bootes pare derivi da una parola greca che significa ‘rumoroso’, con attinenza alle urla che il pastore rivolge solitamente alle sue bestie. I Greci chiamavano questa costellazione anche come ‘Ἀρκτοῦρος’, che significa ‘Guardiano dell’Orsa’: ἄρκτος (árktos), + οὖρος (ôuros).

Nel Medioevo il nome di Arturo, con cui veniva identificata tutta la costellazione di Boote, è stato latinizzato in Alramih, termine usato nel Trattato sull’astrolabio di Geoffrey Chaucer del 1391.

In arabo, come accennato, Bootes corrisponde a Haras al-samà (حارس السماء), che significa “Guardiano dei Cieli”ed è rappresentato anche nel Libro delle Stelle Fisse di Abd al-Rahmān al-Sūfi.

Secondo Manilio ‘Arcturus’ rende i nativi  custodi dei tesori sacri o regali (vedi anche la relazione tra il mito di Boote e quello della Corona Boreale di Arianna)3, il sigillo di Arcturus è mensionato anche nel Libro di Hermes sulle stelle fisse e successivamente da Agrippa con il nome di sigillo di Alchameth.

Arcturus è un simbolo fortemente collegato alla simbologia Alchemica, la corrispettiva stella è inoltre considerata il cuore del Bifolco astrale/Bootes: “Bootes, stella est quae Plaustrum, id est Septentrionem sequitur, qui etiam ab antiquis Arctophylax dicitur, sive minor Arctos. Unde et quidameam Septentrionem dixerunt. Hanc spectant praecipue qui navigare noscuntur”(Isidoro,De rerum natura, 26, 5 )

 

 

Secondo Igino il dio Dioniso insegnò a Icario/Boote a coltivare la vite e a fare il vino. (Astronomia Poetica -II.4) Questa fonte mitologica e alchemica ci potrebbe aiutare a comprendere meglio la funzione del Palmento a pianta pentagonale presente su Argimusco?

Oltre che nel famoso Liber de vinis è un libro di Arnaldo Da Villanova, nel Liber de secretis naturae viene illustrata la distillazione della quinta essenza (aqua vitae) 4“tramite cui parte dell’energia -dice Paracelso –  celeste poteva venir inclusa nelle cose terrestri”. Per Aristotele la quinta essenza, corrispondeva all’etere o al ‘quinto’ elemento, da qui deriva l’immagine della stella a cinque punte e del pentagramma (inteso come sintesi di tutti gli elementi).

Come indicato da Raimondo Lullo e il francescano spirituale Giovanni da Rupescissa  l’estrazione della quinta essenza avveniva tramite la distillazione del vino che racchiudeva in se l’energia solare5. A questo punto, alla luce di quanto spiegato, non vi sono dubbi che il ‘palmento’ pentagonale fosse sempre un elemento utilizzato da Arnaldo da Villanova per le sue pratiche di medicina astrale. Non escludiamo, per gli stessi motivi già elencati, un collegamento tra il palmento pentagonale con la costellazione di Boote.

 

Torniamo ora a Boote.

Boote è spesso associato alla figura dell’eremita o dell’agricoltore, ma secondo Eratostene, Bootes è Arcas, figlio del dio Zeus e di Callisto.

Un giorno Zeus andò a pranzare da Licaone. Quest’ultimo per accertarsi che l’ospite fosse effettivamente il dio Zeus, fece a pezzi Arcas e glielo servì durante il banchetto. Zeus riconobbe suo figlio e assalito indignazione trasformò Licaone in lupo. Zeus poi rimise insieme Arcas e lo affidò alla Pleiade Maia.

Era, la moglie di Zeus, trasformò invece Callisto in un Orsa. Arcas ormai adolescente s’imbatté in quest’Orsa e la inseguì per ucciderla. Callisto si rifugiò in un luogo proibito, sacro a Zeus, “i cui profanatori venivano puniti con la morte”. Ma Zeus afferrò Arcas e Callisto (Orsa) e li posizionò in cielo, prima di arrivare al luogo sacro, salvando ad entrambi la vita 6. Questo luogo sacro era il Tempio di Giove Liceo o anche, secondo Pausania, il ‘peribolo’ del Tempio: uno spazio cintato che spesso era adorno di statue e altari. 7

 

 

Curioso che su Argimusco il megalite del ‘Sacerdote-Alchimista-Bootes’ si trovi esattamente poco prima di arrivare alla statua dell’Aquila.

Possiamo dunque affermare che la statua megalitica del Sacerdote, altro non sia che la costellazione di Boote, alias Guardiano dei Cieli, messa a guardia dello ‘specchio delle Stelle’?Si

In tal caso dunque la costellazione di ‘Bootes’ non fungerebbe da sigillo, come tutte le altre statue megalitiche presenti su Argimusco, ma sarebbe messo lì a guardia del cielo e di un luogo sacro a Zeus?

Boote è presente sull’orizzonte ovest dopo il tramonto nel mese di giugno tra il 1.300 d.C. ed oggi? Si.

Alla luce di quanto detto riguardo al megalite in questione, dobbiamo dunque ammettere che non si tratta ne di un Saggio, ne propriamente di un Sacerdote o altro…esso è il guardiano, il pastore, l’alchimista.

Esso è Boote: il guardiano dei Cieli.

La cui identità abbiamo svelato nell’articolo Argimusco e il Liber de Stellis beibeniis

Dopotutto non è colpa nostra!

E. D.

 

 

 

 “E tu Boote che reggi il sidereo plaustro, tu che non allontani mai gli occhi della custodia tua da questa terra, tu che eternamente vegli, scaccia di qui i nottivagi lupi, i selvaggi orsi, i devastatori leoni, e le restanti nemiche fiere delle selve: e quel Padre onnipotente, Dio degli dèi(Giove), sotto il cui imperio è ogni fortuna e ogni fato, renda felici e confermi parimenti i voti miei e quelli di voi tutti, o ascoltatori illustrissimi”. G. Bruno

Note

  1. cfr. P.Devins, Il Mistero dell’Argimusco, pag. 30 e ss, Gazzetta del Sud del 25 agosto 2013, pag. 22 e Settimanale Centonove del 10 giugno 2011 pag. 35 e da ultimo Ignazio Burgio “Civiltà Stellari”, Ultima Books, 2014.
  2. Il paragone alchimia/agricoltura è raffigurato con i due buoi che tirano l’aratro; l’eremita appare nella veste dell’agricoltore che prepara i solchi. I due buoi sono uno d’oro e uno d’argento…
  3. Hunc subit Arcitenens, cuius pars quinta nitentem Arcturum ostendit ponto. quo tempore natis Fortuna ipsa suos audet committere census, regalis ut opes et sancta aeraria servent regnantes sub rege suo rerumque ministri, tutelamque gerant populi, domibusve regendis praepositi curas alieno limine claudant.
  4. Paracelso nel suo Paragranum si sofferma sulla nozione di quinta essenza. Vedi anche Medicina e astrologia. Aspetti della medicina astrale platonica, in Il linguaggio dei cieli. Astri e simboli nel Rinascimento, a cura di G. Ernst, G. Giglioni, Roma, Carocci, 2012, pp. 203-219, p. 216.
  5. “Il vino infatti deriva dall’uva, dal frutto che racchiude in se stesso il calore vitale del sole; e attraverso questa serie di trasformazioni (sole, uva, vino, quinta essenza) l’opera dell’artefice ottiene il principio vitale, che nel calore del sole è racchiuso e che è il principio quintessenziale, la quintessenza della realtà elementare. Che il frutto dell’opus sia l’anima dei metalli, o che sia la quinta essenza del vino, è uno il principio di perfezione, che racchiude in sé due caratteristiche: è “incorruttibile”, sia che sia fatto raffinando metalli, sia che sia ottenuto dal vino. La quintessenza è un prodotto che invece – dice Giovanni da Rupescissa – è sovraelementare, non si corrompe, non è né freddo né caldo né umido né secco, ma ha le funzioni di tutti gli elementi, di cui è radice unica. Ma, oltre ad essere il principio della perfezione, questo prodotto è un principio dinamico, perché questa perfezione che possiede può generarla in ciò con cui viene in contatto, dunque ha in se stesso un dinamismo di ordine vitale per cui cresce e si diffonde. E’ chiaro allora che ciò che è stato ottenuto nell’opus alchemico è un’unione degli opposti, della vita e dell’incorruttibilità, o del dinamismo e della perfezione incorruttibile” vedi http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/alchimia/pereira.htm
  6. Libro VIII di Pausania: L’Arcadia Secondo altre versioni il responso di un oracolo delfico determinò che le ossa di Arkas furono portate a Mantinea
  7. La Grecia descritta da Pausania volgarizzamento con note al testo ed illustrazioni filologiche, antiquarie e critiche di Sebastiano Ciampi, pag.18

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