Argimusco, il Pellicano e il Nitro della Rugiada

2018-10-22T17:06:36+00:00 15/03/2018|Uncategorized|0 Comments

Argimusco Decoded è uno studio a cui poco si può aggiungere, pertanto quì ci limitiamo ad integrare alcune osservazioni che sono soltanto delle piccole ‘note al margine’ all’Opus. La mole di lavoro di ricerca fatto da Devins e Musco è veramente impressionante, la quantità di fonti consultate dagli studiosi non è per niente indifferente; tutto ciò lascia veramente poco da aggiungere a quello che è già stato detto su Argimusco.

Tutto quello che possiamo dire oggi in aggiunta a quello che è stato scritto in Argimusco Decoded non farà altro che asseverare tutto quello che è già stato intuito e dimostrato da Musco e Devins.

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Salendo sull’Altipiano di Argimusco, prima di arrivare alle statue che riproducono specularmente le dieci costellazioni dell’Aquila, del Dardo, del Cigno, del Serperte, di Ofiuco, del Corvo, dell’Idra, del Cratere, del Leone e della Vergine, ci imbattiamo in un percorso non privo di riferimenti simbolici e segnali che, per certi versi, preannunciano cosa ci attende in alto sul pianoro.

In pratica poco prima di arrivare allo “specchio delle stelle” incontriamo altre statue riproducenti  simboli alchemici e rosacroce: il Pellicano, la Civetta, l’Alambicco, il Salnitro1.

Ma perchè – ci chiediamo -l’ideatore di Argimusco -ovvero Arnau da Villanova  – scelse esattamente questi simboli/statue e non altre?

IL PELLICANO E IL TOPONIMO ARGIMUSCO

Musco e Devins ci hanno già spiegato che il Pellicano era uno dei simboli rappresetati nel Rosarium Philosophorum di Arnaldo da Villanova2, inoltre abbiamo notato che nell’iconografia cristiana, catara e rosacroce spesso la rappresentazione del Pellicano era accompagnata dalla scritta I.N.R.I.

 

Questo ‘acrostico’ sottostante l’immagine del Pellicano è importantissimo perchè – come asserito da Fulcanelli nella sua opera Dimore filosofali – il termine potrebbe essere stato usato quale codice/anagramma per veicolare degli insegnamenti alchemici. Una delle interpretazioni  riguardo I.N.R.I. è quella che si tratti delle iniziali di: “Igne Nitrum Roris Invenitur”, che tradotto significa: “dal fuoco il nitro della rugiada viene estratto”.3

Alla luce dell’interpretazione del toponimo Argimusco come “Altipiano dalle felci scintillanti” da parte di Musco e Devins, riteniamo dunque di aver trovato un ulteriore collegamento con l’elemento alchemico della rugiada (muschio-oro potabile) che – secondo i due studiosi- al mattino farebbe splendere (argi) le felci (muscus) presenti sul luogo: “Chi è stato sul pianoro di Argimusco – scrivono -non può non avere osservato la foresta di felci ivi presente. Muschio in latino si diceva ‘muscus’, in catalano ‘musgo’. […] ‘Argimuscus’, dunque, sarebbe stato il nome latino e ‘Argimusgo’ avrebbe dovuto essere il toponimo in pronuncia Catalana. 4 “Le piante presenti sull’Argimusco costituivano parte fondamentale dell’attività di produzione di soluzioni eunguenti tipici delle tradizioni ermetiche e alchemiche. Quelle essenze vegetali venivano ritenute magiche”. 5.

Musco e Devins continuano poi dicendo: “Le corrispondenze simboliche: Anima=Solfo (o Fuoco, o Sole, o Oro); Spirito=Mercurio (o Acqua o Luna o  Arge to); Corpo=Terra (o Sale) sono esplicite e uniformi nei testi ermetici […]. Per quale motivo la felce o il muschio sarebbero stati, dunque, luccicanti? Si trattava di rugiada, per come insegnano innumerevoli testi alchemici? Ovvero erano luccicanti in connessione con l’utilizzo alchemico finalizzato alla conquista dell’oro filosofale […]? Per rispondere citiamo ancora una volta tra i numerossimi (e complicatissimi testi alchemici) il Mutus Liber. In esso viene descritto l’Opus Magnum. Il primo livello del processo alchemico prevede la raccolta della rugiada ove le cinque lenzuola stese, si impregnano del pregiato liquido, e l’uomo e la donna provvedono a strizzarlo in una bacinella. Il potente influsso cosmico di cui la rugiada è latrice è simboleggiato dal fascio di lame di luce che proviene da un punto centrale nel cielo, a metà via tra le due polarità, il Sole e la Luna. La rugiada era, dunque, latrice di un influsso cosmico rappresentato con raggi di luce. La rugiada, posata sulle felci e sul muschio, rendeva, dunque, luminose le felci o i muschi quando bagnati al mattino”. 6.

Altri studi sul toponimo Argimusco hanno dimostrato inoltre una particolare affinità fra il termine Argimusco e il nome di origine araba della città catalana Aiguamúrcia 7, composto da due termini ‘aigua’ e ‘mursiya’, che tradotto letteralmente significherebbe ‘acqua forte’. L’acquaforte è esattamente l’acido nitrico, ecco che ci imbattiamo in un ulteriore riferimento alchemico al ‘Nitro della rugiada’ in relazione al toponimo Argimusco.8

Alla luce di quanto citato il Pellicano presente su Argimusco non solo conferma che il toponimo Argimusco si riferisca alla rugiada, ma conferma inoltre che la sudetta statua rappresenta la summa dell’Opera Alchemica. Ad ulteriore conferma che il Pellicano sia un riferimento all’Opera alchemica lo attesta – secondo Musco e Devins – la vicinanza della statua dell’Alambicco-Pellicano (rappresentati sempre insieme in tutti i testi alchemici).

“Guardando da est o dalla strada sottostante notiamo- scrivono – che il menhir ritrae una sorta di animale incurvato, con un grande collo che entra nel corp o. Il megalite definito simbolo della “femminilità” rappresenta, in realtà, il Pellicano. Sono visibili il grande collo che penetra nel petto del volatile e le ali ricurve di questo. Come il Cristo dà il proprio sangue per  la salvezza dei suoi figli, così il Pellicano si becca il petto per dare il proprio sangue ai suoi cuccioli. Esso è un simbolo cristiano sia cataro che cattolico: esso è riportato nella sintesi dell’Opera illustrata alla f.92 del Rosarium philosophorum del medico astrologo alchimista medievale Arnau de Villanova ed è una metafora del sacrificio del Cristo che dà la propria vita per la salvezza dell’umanità così come il pellicano, nel mito medievale, dà il sangue ai propri figli beccandosi il petto. […] Accanto (al pellicano), come nell’iconografia Rosacroce, sta un grande megalite panciuto (l’alambicco-pellicano). A sinistra, due grandi travidi pie tra: un blocco è incompleto e viene aggiunto di un cuneo al fine di creare, con l’altro, un triangolo, adimitazione, seppur approssimativa, di un manico tondo. Trattasi di una riproduzione dell’alambicco degli alchimisti, chiamato “pellicano”, ovvero di  un alambiccoalchemico ove gli alchimisti distillavano i liquidi per la produzione della Pietra Filosofale.
E’ visibile il tubo a becco sommariamente ricavato con le sopraccitate due travi di pietra accostate per formare un triangolo (anche con l’uso di una cilindro di pietra su una trave) e il pallone ottenuto simbolicamente da un preesistente grande monolite “panciuto”9.

LA CIVETTA

Musco e Devins ci hanno ampiamente spiegato il significato dell Civetta Alchemica: la ‘Nottola di Minerva’ (come chiamata da Hegel) è l’uccello capace di guidarci anche nel buoio più profondo, indica la capacità di vedere nell’occulto, ma anticamente era anche un simbolo di rinascità, prima che nel Medioevo gli si conferissero significati negativi.

Per comprendere meglio perchè accanto al Pellicano si trovi la Civetta Alchemica abbiamo preso spunto da un altra immagine cristiana, qui sotto riportata: La palma della Contemplazione.

 

In questa immagine della crocifissione, oltre alla rappresentazione della Fenice (che sta esattamente al posto del titolus crucis I.N.R.I.), ai simboli tipicamente crisitici del Pavone e del Sole, troviamo esattamente anche la Civetta/Gufo 10. L’Uccello è a guardia del sepolcro, pronta a guidare Cristo nel viaggio agli Inferi.

Se il Pellicano – associato al vicino Alambicco – preannuncia dunque che solo attraversando tutte le fasi dell’Opus alchemico l’iniziato potrà ‘realizzare’ la Pietra Filosofale, la Civetta indica esattamente la prima fase della Grande Opera, ovvero la discesa agli inferi, la putrefazione e la morte. Così come ritroviamo ampiamente nella simbologia – tipicamente rosacruciana- della Divina Commedia.

Infine salendo ancora più avanti su Argimusco ritroviamo la pietra riproducente il Salnitro: in pratica il riferimento al Nitro unito al Sale. Quest’ultimo simbolo alchemico ci rimanda all’immagine del corpo rivitalizzato dal fuoco, dunque ad un corpo ‘trasfigurato’ nella luce (albedo)  e quindi risorto. 11.

Solo dopo la resurrezione nello spirito e nella carne, precisiamo, Cristo potè essere assunto in cielo, anche quì i rimandi all’allegoria cristiana e alchemica si intrecciano.

Salendo ancora sull’Altipiano e sorpassata la pietra del Salnitro ci imbattiamo in una statua molto particolare, quasi un Moai, su cui nel Decoded  Musco e Devins non hanno fatto alcuna mensione o analisi simbolica. Su questa statua ci riserviamo di parlare ampiamente nella nostra prossima  ricerca di nuove prove sulla paternità di Arnaldo da Villanova del progetto Argimusco.

 

Dopo esserci imbattuti nella cosidetta pietra del Sacerdote o del Saggio, per  come chiamata da studiosi locali, si arriva finalmente allo ‘specchio delle stelle’. Così come dieci costellazioni su dieci presenti sull’orizzonte da est ad ovest del mese digiugno del 1300 sono specularmente simili a dieci megaliti presenti sul sito, abbiamo notato che tutte le statue presenti su Argimusco e speculari alle relative costellazioni sono raffigurate in moltissime immagini, postume al medioevo, ma fortemente collegate alla simbologia Rosacroce, Templare e Massonica. Questo può voler dire qualcosa?

Analiziamo l’immagine del Mons Philosophorum rosacruciano.

Il Mons Philosophorum è la chiara allegoria del percorso di iniziazione di un Cavaliere Rosacroce. Se osserviamo attentamente l’immagine noteremo che in essa sono presenti quasi tutte le figure riprodotte in statue su Argimusco.

In basso a detra ritroviamo la Gallia che sta covando. Questa solitamente cova cinque uova, che sono rispettvamente le cinque stelle che stanno alla base della costellazione di Deneb(Cigno). Come già spiegato da Devins e Musco nel libro delle Stelle fisse di Al-Sufi Deneb in realtà era rappresentata con le fattezze di Gallina. Inoltre le cinque uova rappresenterebbero l’intera opera alchemica e le cinque fasi allegoriche della trasformazione alchemica, rapresentati rispettivanente da: il corvo, il cigno, il basilisco, il pellicano e la fenice. 12

Il Cigno/Gallina è presente su Argimusco? Si.

In alto alla figura del Mons Philosophorum al centro dell’immagine vediamo il Leone, ed anche il Leone è presente su Argimusco; così come sono presenti il Drago/Serpente, il Corvo, l’Aquila e l’Anator/Cratere.

Nell’immagine del Mons è presente la Vergine? Pare di No? Ma ne siamo proprio sicuri?

Bene, sul Mons Philosophorum è presente anche la Vergine, solo che non si vede perchè rappresentata in modo allegorico.

In pratica la Vergine è rapresentata dalle tre stelle appese all’albero in alto a destra. Perchè la Vergine è rappresentata dalle tre stelle? Le tre stelle sono sempre state associate alle stelle principali della Costellazione della Vergine (in particolare Spica e Vindemiatrix ) e sono sempre state inserite anche all’intero dell’iconografia della Vergine Maria, oltre che all’iconografia di altre divinità pagane come ad esempio Iside e Demetra.

Alla luce di quanto visto e osservato con i nostri occhi, siamo ancora sicuri di poter asserire che Argimusco non abbia niente a che fare con i Rosacroce? E ricordiamo che Arnaldo da Villanova fu un Rosacroce, così come Dante. 13

Osserviamo un altra immagine presente in un testo alchemico – purtroppo sempre postumo al medioevo – che rappresenta in chiave allegorica De Lapide Philosophorum, anche quì possiamo notare la presenza di buonaparte delle figure antropomorfe e zoomorfe presenti su Argimusco e un riferimento particolare esattamente alle sfere celesti.

Per i più scettici abbiamo ancora in serbo tante immagini su cui meditare. Vi anticipiamo che il prossimo appuntamento lo dedicheremo alla statua megalitica del Sacerdote o Saggio.

E.D.

 

 

Note

  1. Argimusco Decoded pag.
  2. Argimusco Decoded pag. 24
  3. Interpretare I.N.R.I. quale sintesi dell’opera alchemica dovremmo forse provare ad applicare la lettura delle singole lettere  dell’alfabeto, per cui:  “I” potrebbe indicare la materia nella sua putrefazione o fase “al nero”.  “N” potrebbe indicare  l’elemento del nitro,  quale simbolo di evaporazione e  “dissoluzione bianca”. “R” viene fatta corrispondere al “triplice vaso” o al “realgar”, il rosso solfuro di arsenico. Inoltre “R” potrebbe riferirsi anche alla parola radix, “germoglio”.
  4. Argimusco Decoded, pag. 221
  5. Argimusco Decoded, pag. 204
  6. Argimusco Decoded, pag. 223
  7. Ove è sepolto Pietro III Il Grande
  8. in DADA Rista di Antropologia post-globale, vedi Il codice Argimusco di Graziella Milazzo, 2016, pag. 81
  9. Argimusco Decoded, pag.24
  10. vedi Il bestiario di Cristo
  11. Da notare che ritroviamo ancora una simbologia similare a quella presente in molti passi della Divina Commedia
  12. Vedi Anonimo, “Speculum Veritatis” del XVII secolo
  13. Argimusco Decoded, pag.229

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