Arnau Da Villanova e l’Alchimia

2018-03-14T08:49:56+00:00 14/03/2018|extra|0 Comments

(TRATTO DA ARGIMUSCO DECODED, DI PAUL DEVINS E ALESSANDRO MUSCO 2013)

Come sopra accennato, nel 1872 il Carini scoprì il Defloratio Philosphorum all’interno del Codice Speciale, codice raccolta di testi alchemici appartenuto ad una famiglia palermitana, la Speciale, e risalente al XIV secolo1.

Dentro il codice sono presenti vari testi alchemici2. Alcuni di essi sono da attribuire ad Arnau de Vilanova per specifica menzione diretta fatta nel codice, altri testi nel codice, indicati come anonimi, sono stati poi successivamente attribuiti ad Arnau: è il caso delle Speculum Alchimiae, del Flos Florum e del Novum Testamentum3.
Il Defloratio è invece, direttamente attribuito ad Arnau nominato quale “Magistri Arnaldi Villanovani”4.
Questo testo è di importanza essenziale per due ordini di motivi: il primo è che il testo è stato certamente redatto nei primi trenta anni del 1300

5, ovvero pochi anni dopo la morte di Arnau de Vilanova, il secondo è che esso contiene argomenti e temi tanto di carattere alchemico quanto di tipo astrologico.
Considerato che il codice è indiscutibilmente coevo o poco successivo all’epoca di Arnau, il testo contraddice tutte le tesi degli ultimi anni che sottraggono ogni interesse alchemico al medico Arnau: tale posizione dottrinaria è, secondo noi, difforme dai canoni della medicina dell’epoca profondamente intrisa di alchimia.
Il Codice, inoltre, lega indissolubilmente l’astrologia e l’uso delle immagini riproducenti le stelle all’alchimia: non dimentichiamo che Arnau nelle sue citazioni di Thebit parlava della funzione delle immagini delle stelle. L’alchimia veniva, tra l’altro, considerata da Arnau “l’astrologia del sottoterra”6.
Forse riferendosi allo Pseudo Avicenna che asseriva che l’astrologia è scienza ausiliare utile per comprendere l’alchimia7, Arnau ci dice nel Defloratio che l’astrologia è necessaria per la realizzazione dell’opera alchemica8.
Il Defloratio contiene, inoltre, argomenti relativi al tema dell’importanza delle immagini nel rapporto con le stelle 9.

Ma sentiamo dalle vive parole di Arnau la sua posizione sull’argomento, nella nostra traduzione: “Qui comincia il libro del maestro Arnau de Vilanova: il florilegio dei filosofi, sotto la forma di un compendio sull’alchimia con altre cose che toccano l’arte delle immagini (…)”
“(…) dopo tutto questo il filosofo Hermes ha convertito il suo spirito e contempla quello che, in funzione delle loro congiunzioni (costellazioni), gli astri possiedono sui corpi inferiori in termini di influenza e permanente impressione”.
“(…) Hermes congetturava”, dice Arnau, “in quale misura l’opera alchemica si realizza grazie alle immagini del cielo e ai loro ascendenti, opera che prenderà tutta la sua efficacia per la vicinanza della quale si trovano gli abitanti della terra”. Poi aggiunge, “Hermes dice che nelle forme esteriori (immagini) dei segni (delle costellazioni) si trova una forza molto grande per realizzare tutti i desideri umani, principalmente nelle case lunari e nelle loro esaltazioni10, nelle triplicità terrestri e nelle loro corruzioni qui e là (…)”.
Dal testo palermitano ne riviene un chiaro riferimento ai simboli delle costellazioni rappresentati con immagini (statue) sull’Argimusco e alla loro funzione. Le costellazioni avevano per Arnaldo una forte influenza sugli uomini e le immagini di esse servivano per realizzare i desideri umani, grazie all’osservazione delle case lunari. Questa osservazione, lo ricordiamo, veniva fatta dal Sestante arabo di pietra dell’Argimusco.
A mezzo della vicinanza alle immagini delle costellazioni si poteva beneficiare (esaltare) la triplicità terrestre, ovvero il corpo, l’anima e lo spirito, soggetti a corruzione qui e nel cielo, (Magnum Opus).
E’ qui utile riferirci ancora alle teorie ottiche di Al-Kindi unite alle teorie sulle immagini di Thebit, autori cui Arnau si richiamava sovente (e non è un caso, data la qui ipotizzata realizzazione dei megaliti sulla base dei principi di ottica alkindiana e delle tesi sull’efficacia delle statue stellari del Thebit…).
Ricordiamo che le stesse tecniche di melotesia astrale per la cura del corpo, tanto praticate dal medico Arnau, erano state già descritte nel Corpus Hermeticum11.

Con tali tecniche si riproducevano le immagini delle costellazioni anche per la cura delle parti del corpo connesse alle costellazioni.
Non dimentichiamoci che nel Medioevo iberico, da cui proveniva Arnau, la fonte del pensiero magico ermetico era il qui più volte richiamato Picatrix (ovvero, il Gayat al-hakim arabo), il quale era considerato opera diretta di Hermes12.

E vale la pena sottolineare come Arnau, oltre ad autonominarsi Filius Hermetis, citi nelle sue opere continuamente Hermes.
Non intendiamo ora entrare nella sterile polemica sulla negromanzia del Picatrix, pur ben trattata dalla Federici Vescovini, in particolare. Il tema lo affronteremo dopo.
Vogliamo citare quel testo, oggi da molti studiosi, verrebbe da dire “snob”, abborrito. In esso meglio si spiega il rapporto tra immagini e stelle : “(…) gli antichi avevano operato attraverso delle esplicazioni sottili per cambiare le immagini delle cose e fare apparire quello che non c’era. E questa la chiamavano la scienza delle immagini, yetelegehuz, che si interpreta come attrazione degli spiriti celesti” (“et antiqui sapientes Grecorum operabantur subtilitatibus ad visum alterandum et a faciendum apparere ea que non sunt. Et hoc nominabant scienciam ymaginum yetelegehuz, quod interpretatur attractio spirituum celestium”)13.
Tramite le immagini, per il principio ermetico dello specchio14, si attraevano ovvero gli spiriti celesti.
Potremo anche concordare che, come diremo oltre, Arnau non si riferiva in questo all’ Hermes del Picatrix ma solo all’Hermes-Thebit15

, secondo una nota distinzione di Alberto Magno16che riprenderemo tra poco.
La nostra posizione la vorremo definire “prudenziale”. Ma come ignorare che Thebit proveniva da Harran ultimo avanposto dell’ermetismo sopravvisuto fortunosamente al diluvio islamico 17? Come dimenticare che le teorie e applicazioni magico astrali di Thebit erano in toto ermetiche? Si può asserire che il Picatrix sia stata solo un’aberrazione necromantica del pensiero ermetico? Non lo sappiamo.
Sia come sia, rimane il fatto incontestabile che Arnau in persona ci spiega il rapporto funzionale tra stelle e le immagini (ovvero le statue Thebitiane dell’Argimusco) per la realizzazione dell’Opera alchemica. “Quod est inferius, est sicut quod est superius, et quod est superius, est sicut quod est inferius: ad perpetranda miracula rei unius…” recita la (nel medioevo) notissima Tabula Smaragdina ermetica. Per realizzare i miracoli, dice la Tabula, occorre che ciò che è in cielo sia come ciò che è in terra. Medesimo concetto Arnau ripete, allargandolo al tema delle immagini delle stelle e della vicinanza ad esse, nel testo del Defloratio.
Tramite la riproduzione (statue) delle immagini delle stelle e il contatto visivo (per dirla come Al-Kindi) con le stesse immagini, misto all’osservazione delle stelle secondo il passaggio di esse dalle varie case lunari osservate dal sestante, si potevano produrre miracoli e realizzare i desideri umani tanto per il corpo, quanto per l’anima e per lo spirito. E’, dunque, verosimile che questa potesse essere stata la funzione dell’Argimusco nell’intenzione di Arnau, che qui vediamo scritta di sua mano?
Chi scrisse quelle parole era un noto medico-alchimista che visse ed operò nel castello di Montalbano ovvero a poca distanza dal sito ove insistono gli stessi megaliti/statue che (guarda il caso!) riproducono, per come lui diceva, le costellazioni medievali al tramonto del solstizio estivo, nonché vari altri simboli alchemici e templari (di cui lui trattò in alcuni sui libri18). Quelle statue dovevano essere osservate, secondo le sue indicazioni per la diagnosi e terapia medica

19, seguendo i movimenti della luna nelle case lunari a mezzo di un sestante arabo medievale in pietra 20 che (altra strana coincidenza!) si ritrova nello stesso sito accanto ad una vasca per l’allevamento delle sanguisughe e ad un piano inclinato, strumenti necessari per i salassi da fare, sempre secondo le prescrizioni del medico 21, secondo le varie fasi lunari (altra coincidenza!). E’ un altro caso, allora, che quello stesso medico indicasse di utilizzare il sestante anche per prevenire alla famiglia reale le incombenti tribolazioni apocalittiche che egli stesso aveva profetizzato? Il medico ricevette risorse finanziarie, per realizzare, quello che lui stesso definiva il “Magnum Opus”, ovvero la realizzazione delle immagini delle stelle…?

Le prove già raccolte non sono sufficienti per attribuire definitivamente la paternità dei megaliti ad Arnau de Vilanova?
No. Occorrono altre prove sulla “pista dell’Arnau alchemista” supportata dai megaliti dell’ingresso e su quella che noi abbiamo chiamato la “prova del passaggio di denaro”.
Cominciamo, però, dall’indagare su cosa ne è stato dell’indiziato e su “cosa si dice in giro di lui”. Poi affronteremo gli ultimi due temi.

SORTI DI ARNAU E DEI SUOI LIBRI
Il 9 Novembre del 1316 il Sinodo di Tarragona emise una pubblica condanna postuma di molti dei suoi scritti spirituali. Le intensificantesi attitudini anti-spirituali della corte papale dal Concilio di Vienne (1311), e la sua attività nella preservazione dell’ortodossia durante il pontificato di Giovanni XXII, sono il background di questa condanna. Il sinodo proibì di possedere gli scritti controversi e ordinò che essi fossero raccolti e bruciati22.

Rispetto alle proteste degli amici e associati di Arnau, che optarono per un appello al papa, la lettera di condanna venne rigidamente applicata, con il risultato che solo un paio di manoscritti delle sue opere oggi sopravvive23.

Molti testi bruciati, forse, ci avrebbero dato maggiori e più dirette indicazioni sulla realizzazione dei megaliti/statue dell’Argimusco. Il crescente sentimento anti arnaldiano della corte aragonese, che prendeva le distanze dalle sue idee radicali di riforma sociale e religiosa, non contribuirono alla preservazione dell’opera di Arnau. Nel 1346 i suoi scritti, insieme con quelli di Pietro di Giovanni Olivi, furono bruciati davanti alla cattedrale di Girona. Il Capitolo che emise la condanna (sententialiter condemnare) vi ricomprese quattordici proposizioni e ordinò che tredici libri fossero raccolti entro dieci giorni e distrutti. Se questa fu la fine di molte delle sue opere, che fine fece il corpo di Arnau? Non vi è certezza. Tommaso Fazello (frate domenicano, storico ed archeologo, autore nel 1558 del De Rebus Siculis Decades Duae), però, scrive “Mons Albanus, in sacello arcis ab omnibus visitur”24. Da questa frase molti hanno ritenuto di credere che Fazello sveli il luogo della sepoltura di Arnau di Villanova. Egli scriveva duecentoquaranta anni dopo la sua morte: né vicino né però troppo lontano dall’epoca di Arnau. Visto che Arnau si recava ad Avignone per conto del re Federico, è, secondo noi, non è improbabile che l’equipaggio della nave o i soccorritori abbiano, prima recuperato la salma del prezioso ospite annegato nel naufragio, e, dopo, riportato, in qualche modo, a corte i resti mortali. Sul tema del sepolcro di Arnau vi torneremo tra breve.
Quale sorte hanno invece avuto le sue idee? Non migliori. Oggi le tesi di Arnau sono vivamente discusse negli ambienti accademici. Un dibattito tra studiosi da anni si è focalizzato sul tema della presunta falsità di alcune delle opere escatologiche, alchemiche25 e astrologiche del suo ultimo periodo di vita in Sicilia 26.

Tra essi il Speculum medicine e il Regimen Sanitatis, il De Sigillis, il Liber de confortatione visus e De medicina practica (gli ultimi due dedicati al Papa Clemente V). Sui Beghini scrisse Informació espiritual per al rei Frederic (dedicato a Federico III nel 1310)27, Confessió de Barcelona (1305) 28 e il Raonament d’Avinyó (c.1310), la Informatio beguinorum seu lectio narbone (scritto tra il 1302 e il 1311), il Alia informatio beguinorum (scritto tra il 1305 e il 1311)29. Alcuni studiosi catalani e non, di fede cattolica, come detto prima, da anni si sono impegnati in una polemica dottrinaria al fine di dimostrare che l’Arnau delle opere dopo il 1300 era un altro Arnau e, dunque, al fine di dimostrare la falsità delle sue ultime opere al fine di ottenere la revoca della condanna sinodale30. Bisogna considerare31che Arnau è oggi una specie di grande personaggio nazionale della nazione catalana e molti ospedali in Catalogna sono dedicati a lui32.Senza dubbio l’ultimo decennio di Arnau venne dominato dalle sue attività spirituali e politiche.

Era  però quell’Arnau del 1300-11 una persona diversa da quello che scriveva tra il 1280 e il 1300? Il fatto che in entrambi i periodi lui producesse contestualmente sia testi spirituali quanto testi medici suggerisce che egli non abbia mai separato i suoi interessi spirituali da quelli medici33. Arnau de Vilanova è stato una speciale vittima della tendenza tra gli storici moderni di vedere la medicina all’inizio del 1300 come un campo chiuso non aperto a contributi di altre discipline. In un piccolo ma importante libro, che è ancora la fonte autorevole per determinare l’autenticità dei trattati medici attribuiti a Arnau, Juan Antonio Paniagua ha creato un ritratto del medico catalano come medico razionale, sistematico, galenico che dava grande importanza alla ragione, alla sperimentazione, e alle fonti scientifiche. Egli, secondo Paniagua, rifiutava la magia e l’alchimia ed era totalmente assorbito nell’ambiente medico-scolastico di Montpellier della fine del 120034.Questa visione, ancora portata avanti da molti studiosi oggi, ha condotto Paniagua a rigettare come dubbi o apocrifi i trattati intrisi di argomenti sulla magia o estranei allo schema mentale caratteristico di quello che è ritenuto il tipico scienziato galenico del 1300.
Purtuttavia, Paniagua, Perarnau, Calvet, etc., continuano a non considerare, oltre la presenza dell’Argimusco (ma non è una loro colpa), la prova del Codice Speciale di Palermo. Esso è indiscutibilmente coevo35o poco successivo all’epoca di Arnau e contraddice tutte le tesi degli ultimi anni che sottraggono ogni interesse alchemico al medico Arnau (tanto in difformità ai canoni della medicina dell’epoca profondamente intrisa di alchimia). Il codice lega indissolubilmente l’astrologia e l’uso delle immagini riproducenti le stelle (vedi le citazioni di Arnau su Thebit) all’alchimia (quest’ultima considerata “l’astrologia del sottotterra”)36.
Il radicalismo religioso di Arnau è stato relegato all’ultima parte, quella siciliana, della sua vita, dopo che lui aveva abbandonato la sua cattedra di Montpellier, e viene da alcuni classificato come “un’aberrazione”37.
Paniagua e il Giralt, abbiamo visto, dicono che il trattato De Sigillis era con probabilità aprocrifo38. Ci permettiamo di osservare che la presenza dei grandi sigilli megalitici sull’Argimusco, ove è pressoché sicuro, operò e lavorò Arnau, dovrebbero fare riconsiderare le polemiche sulla paternità di alcune opere, come il De Sigillis, Liber introductorius de iudiciis ed il Astrologia. O almeno per il De Sigillis ricondurre la paternità a suo figlio. Per quanto riguarda il De Regime sanitatis, il De phlebotomia e il Commentum super regimen sanitatis salernitanum una conferma dell’attribuzione ad Arnau potrebbe essere presa in considerazione da parte dell’attuale storiografia se si esaminassero le tacche incise e il sestante arabo sul megalite della Vergine che uniti al plateau scosceso attiguo e alla vasca fanno ragionevolmente dedurre un uso connesso alla pratica del salasso, pratica studiata e commentata in tali opere mediche da Arnau. L’autenticità dell’Antidotarium potrebbe essere, invece, confermata dal grande megalite/sigillo del Serpentario/Asclepio cui Arnau fa riferimento all’interno del testo. L’autenticità del Regime Sanitatis, almeno quale compilazione arnaldiana, potrebbe essere provato dalla citazione dell’Hydra sigillo/megalite presente sull’Argimusco. Così come la già sicura attribuzione dell’autenticità dei testi Speculum Medicine e del De Parte Operativa troverebbe ulteriore conferma dalla presenza del megalite/sigillo del Leone cui fa riferimento Arnau nelle stesse opere e che abbiamo citato in nota.
Con riferimento, invece, al centro della polemica ovvero alle opere alchemiche di cui si disconosce la paternità, un invito alla riconsiderazione delle tesi potrebbe proprio partire, oltre che dai riferimenti alchemici presenti in tutta l’opera, e in particolare nel Defloratio Philosohorum del Codice Speciale di Palermo, dalla visita dei luoghi di Arnau. Accanto al Castello, ove sarebbe vissuto e sarebbe stato sepolto Arnau, esiste, infatti, la coeva chiesa di S. Caterina di Alessandria, patrona degli alchimisti. La chiesa è stata costruita, lo abbiamo visto prima, durante una delle permanenze di Arnau in Sicilia nel 131039e fu, forse, al completamento dei lavori, dedicata alla patrona degli alchimisti dopo la morte di Arnau nel 134440, in suo omaggio.
All’ingresso dell’Argimusco insistono, invece, le prove secondo noi, decisive. Se è vero che Arnau era un medico e che da medico aveva trasfuso le sue conoscenze tecniche sul sito, da alchimista aveva, invece, fissato le sue idee nei simboli indubbiamente alchemici dell’ingresso, ovvero i quattro megaliti ritraenti simboli alchemici quali la Civetta, il Pellicano 41, l’Alambicco42e il simbolo del salnitro. Che Arnau fosse, come altri francescani quali Ruggero Bacone, Giovanni da Rupescissa43etc., dedito all’alchimia lo si ricava anche dalla sua opera Exempla Philosophorum, ove Arnau stabilisce un’analogia precisa tra i procedimenti alchemici di lavorazione del mercurio, zolfo e sale con la passione di Cristo 44. Altra prova coeva della produzione alchemica arnaldiana, lo ripetiamo, sta nel sopraccitato Defloratio Philosophoum. Sulla pista alchemica intendiamo ritornare tra breve.
Per finire, lo ripetiamo, una ulteriore prova decisiva della presenza di Arnau sull’Argimusco è il Delta (simbolo del Thetragrammaton) di cui trattò nell’Allocutio super significatione nominis “Thetragrammaton” e di cui si conferma, anche se per fortuna non è necessario, l’autenticità45.

Per riassumere, crediamo che, oltre al rogo dei libri, abbia molto influito sulla recente poca fortuna dell’opera di Arnau una certa ignoranza dei luoghi ove si svolse l’ultima parte della sua vita. Tanto ha fatto sì che si sia passati dall’arsione delle opere condannate dal Sinodo, alla riscoperta dell’Arnau alchimista nel Rinascimento ed oggi alla “dichiarazione di non paternità” di alcuni libri messi all’indice. Migliore sorte è toccata all’Argimusco? No. Abbandonato all’oblio del tempo, è stato ignorato e, talvolta, temuto poiché non compreso dalle genti locali. La finissima koinè culturale ispanico-islamica che l’aveva concepito era, infatti, da tempo scomparsa. A giudicare dalla presenza di tradizioni orali su streghe nei luoghi e dalla presenza di ben cinque vescovi di Patti, quali primi inquisitori di Spagna, sembrerebbe che forse il sito sia stato utilizzato da alcune vittime dell’Inquisizione spagnola. Non vi sono però prove o indizi indiscutibili e sul tema rimandiamo ad alcuni capitoli infra.
Oggi il sito è stato riscoperto. Sulla scorta di una certa letteratura new age, di moda negli ultimi anni, alcuni studiosi locali si sono cimentati in alcune interpretazioni singolari. Non tenendo conto dell’evidenza geologica e non intuendo la valenza prettamente astronomica dei luoghi, si sono avventurati ad attribuire a popolazioni preistoriche di giganti o ciclopi del 10.000 o 15.000 a.C. la realizzazione dei megaliti. Si è intesa la funzione di questi come legata a ritualità misteriche per il ciclo vita morte e per le stagioni. Alcuni megaliti sono stati, poi, intesi quali simboli della fertilità sessuale e del sesso femminile e maschile. Niente di più lontano dalla visione del mondo del vero autore Arnau, rigido evangelista beghino, che raccomandava alla regina Eleonora d’Angiò contegni di assoluta ed esemplare moralità…(!)46

I software informatici oggi, però, consentono a chiunque di verificare la perfetta corrispondenza speculare delle costellazioni con i megaliti al tramonto estivo sia dell’epoca di Federico come anche oggi. Quel rapporto interattivo con le stelle, da tempo dimenticato, oggi può essere riscoperto grazie alla stessa tecnologia… Come dire, un “regressum ad uterum” tecnologico!

 

ARNAU E L’ALCHIMIA
Affrontiamo ora la “pista alchemica”. Non è intento di questo libro affrontare un tema da anni oggetto di polemiche circa l’attribuzione della paternità dei testi alchemici ad Arnau. Il tema ci porterebbe al di là dello studio sui megaliti di Argimusco lasciandoci in una deriva di sterili polemiche tra studiosi. Che non c’interessano. Non ci possiamo sottrarre, però, dall’annotare le coincidenze tra il corpus alchemico e quello di medicina astrologica di Arnau.
Abbiamo visto che nel Novum Testamentum Arnau definiva l’alchimia come “astronomia dell’inferiore”, specificando che i metalli sono come gli astri. Nel Testamentum Arnau dice che i pianeti più lontani dal sole, Giove e Saturno, corrispondono allo stagno e al piombo, metalli vili: il rapporto d’equivalenza rivela che il piombo è nella sua parte segreta oro e nella sua parte manifesta piombo. Tale posizione è coerente dunque, con l’interesse di Arnau per l’astronomia medica, qui esaminato47.
Come detto sopra, un primo testo alchemico attribuito ad Arnau è quello rinvenuto nel codice Speciale, il Defloratio. Lo stesso Calvet, pur attribuendolo alla biblioteca arnaldiana, con obiettività evidenzia elementi di plausibilità nella tesi della paternità arnaldiana, a cominciare dalla data di possibile redazione48.
Un altro testo alchemico contenente tematiche astronomiche è il “De aqua vitae simplici et composita” 49: in quest’opera Arnau si dilunga sul tema della melotesia ragionando sul collegamento tra le costellazioni e le parti del corpo, ovvero l’Ariete che governa la testa, lo Scorpione le parti sessuali, il Toro il collo, etc.50

Ancora il testo usa dati astrologici partendo dall’osservazione delle stagioni stabilendo la corrispondenza tra stagioni, temperamento e segni. Ad es., se il sangue è caldo e umido come il segno di Giove, che protegge la casa del sangue, la primavera, stagione calda e umida, corrisponde al segno di Giove.
Il Calvet dice che, secondo lui, le parole di Arnau del Rahonement d’Avinyò ove si lamentava della reputazione di “nigromàntich” e di “fantàstich”, farebbero escludere che sia vera la leggenda che attribuisce tanti testi alchemici ad Arnau.
Come detto sopra la negromanzia era esclusa concettualmente dalla definizione di Alberto il Grande sull’Hermes Thebitiano in cui, d’accordo, con la Federici, (prudenzialmente) collochiamo il mondo culturale di Arnau sulla scorta dei megaliti/statue thebitiane. L’argomento di Calvet è, pertanto, secondo noi infondato.
La prima testimonianza delle opere alchemiche di Arnau, la Defloratio, abbiamo detto risale, comunque, ad almeno il 1323.
Una seconda tradizione è quella che, l’abbiamo sopra ricordato, parla di una dimostrazione pubblica, davanti alla Curia Romana, della trasmutazione dell’oro. Tale tradizione, dovuta al giurista D’Andrea, è del 134051.
Per come già detto in nota, un testo alchemico, il De Aqua Vitae simplici et composita è, per le sopraccitate ragioni, autentico e da attribuire ad Arnau. Il testo è del 1332.
Giovanni da Rupescissa cita Arnau52come maestro alchimista e teologo nel 1350 facendo riferimento al Tractatus parabolicus di Arnau53.
Le prime versioni del Rosarium Philosophorum sono del 136054.
Il testo alchemico Testamentum Philosophorum, scritto tra il 1332 e il 1333, attribuito ad uno Pseudo Raimondo Lullo, contiene vari passaggi di testi di Arnau contenuti nel Aphorismi de Gradibus, nel Speculum medicine e nel De Vinis55. Anche il testo dello Pseudo Lullo contiene passaggi relativi all’astrologia e alla medicina tipicamente arnaldiani56.
Esistono numerosissime conferme di contesto culturale coeve a quelle di Arnau. Ad es. Bacone57nella sua opera principale mischia temi alchemici a quelli astrologici: in particolare, secondo lui, l’astrononomia e l’ottica devono essere sollecitate dallo sperimentatore al fine di attirare la virtù degli astri e per accrescere il potere dei corpi di uguale complessione. Ancora, secondo lui l’azione combinata dell’alchimia e quella delle costellazioni (ottica e astronomia) devono mirare a prolungare la vita dell’uomo.
Il Tractatus Parabolicus, altro testo alchemico di Arnau, contiene interi passaggi presi dall’Arbor vitae crucifixae Jesu del maestro francescano spirituale (come Arnau) Ubertino da Casale. L’Arbor Vitae è stato redatto nel 1305 ed è certo che avesse avuto una “visione limitata e sorvegliata”. Il Paniagua58ha per altro riconosciuto che Arnau incontrò nel 1309 Ubertino il quale gli chiese di essere ricevuto con i suoi frateli dal Papa Clemente V. Vista la circolazione limitata del testo sembrerebbe che i passaggi tratti dal testo di Ubertino debbano, gioco forza, essere stati scritti proprio da Arnau. C’è da considerare anche che il Tractatus contiene vari passaggi ove si parla dell’umido radicale, tema medico tipicamente di Arnau.
Nel Novum Testamentum, che ricordiamo faceva parte del Codice Speciale di Palermo, troviamo un’intera citazione tratta, con qualche modifica, dalla Tabula Smaragdina. Tale passaggio spiega perfettamente il senso e la funzione dell’Argimusco: “Hermes pater philosophorum dicens: “Verum sine mendacio illud quod est superius, videtur etiam, sicut quod est inferius, et e contra, id quod videtur esse inferius, et apparet superius. Iterum qui vult miraculum impetrare de una sola re, de qua pater suus est sol, et luna mater sua, unicum in suo ventre portat, sua nutrix est terra. Ad haec dicit, tunc ascendit de terra in coelum, et descendit iterum in terra, et in se terra sic perforata accipiet fortitudinem superiorem, et inferiorem”59.
La verità è che se è vero che la tradizione alchemica potrebbe certamente contenere testi apocrifi attribuiti successivamente ad Arnau, è anche vero che tante prove documentali coeve o poco successive ai tempi di Arnau dimostrano il contrario.
I simboli alchemici dell’Argimusco, il salnitro (da lui spesso citato nelle sue opere alchemiche), il pellicano alambicco (strumento fondamentale del processo alchemico), il pellicano-uccello e la civetta corroborano, secondo noi, la tesi di un Arnau medico astrologo e alchimista a tutto tondo.
Secondo il Calvet60 il sopraccitato giureconsulto Giovanni D’Andrea61sarebbe stato all’origine della tradizione secondo la quale Arnau avrebbe operato la trasmutazione davanti alla Curia romana.
Dice il Calvet che “le témoignage du juriste, rapportant des faits vieux de quarante ans, peut faire sourire…”. Crediamo che, forse, potrebbero fare, però, più sorridere gli sforzi denegatori di ogni influenza alchemica nella pratica e teoria medica di Arnau, sforzi di 800 anni dopo…
Vorremmo dire, infine, un ultima cosa che intendiamo non suoni offensiva verso gli storiografi e tutti coloro che si trovano ad affrontare i temi dell’alchimia. L’impenetrabilità delle “deliranti”62tesi alchemiche è dovuta alle metafore, labirinti sematici e logici nonché ai doppi sensi di cui gli alchimisti usavano riempire le loro opere al fine di non consentire l’accesso agli ignoranti. Il grande malinteso su Arnau forse, è questo. Come poteva lo stesso medico lucido degli anni tra il 1280 e 1300 improvvisamente impazzire e compilare negli ultimi anni della sua vita opere “aberrate” e piene di affermazioni “deliranti”? In questo atteggiamento sta molto pregiudizio modernista che pone la nostra scienza al vertice della conoscenza umana, senza mai almeno darsi il beneficio del dubbio su tale posizione apodittica. Basterebbe leggere i testi del Gruppo di UR di Reghini ed Evola per potere cominciare a districarsi nella foresta delle allegorie alchemiche63.

E, aggiungiamo, occorrerebbe una buona dose di umiltà nell’affrontare quei testi senza pregiudizi.
Arnau stesso ce lo dice nell’Epistola super Alchimia ad Regem Neapolitanum64quando introduce il tema dicendo: ”Scias o tu rex, quod sapientes posuerent in opere multas res, et multos modos operandi (…) quod fecerunt ad excecandum ignorantes, et declarandum intelligentibus opus predictum (…)”65.
Ancora nel De Secretis Naturae Arnau scrive chiaramente: “(…) Fatui autem intelligentes ad litteram dicta philosophorum temptant et non inveniunt. Dicunt: ”Mendacium est, falsa est scientia quia temptavimus et nihil invenimus”. Et tunc sunt sicut desperati et vilipendunt libros et scientiam. Et scientia vilipendit eos, quia scientia non habet inimicum nisi ignorantem (…)”66.
L’incomprensibile intrigo verbale e logico non era da prendere alla lettera. Tutto era stato fatto per accecare gli ignoranti…Non vorremmo concludere che anche alcuni storici di oggi debbano a forza rientrare in quella categoria.

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Ritrovato “il codice” dell’ideatore, Arnau, oggi possiamo “vendicare”67costui tante volte denigrato nel corso del tempo. Prima dileggiato, dai teologi di Parigi, dagli inquisitori di Perugia e dal sinodo di Tarragona, che pur tuttavia condannavano solo alcune proposizioni teologiche considerate eretiche ma non gli studi alchemici o di medicina astrale all’epoca parte integrante della medicina. Oggi vilipeso, da alcuni studiosi che portano avanti un’agenda ideologica, tesa alla revoca della condanna sinodale al fine di recuperare agli onori degli altari qualcuno che per buona parte della sua vita si battè strenuamente per la riforma della chiesa cattolica. Tali finalità, forse, poco hanno a che fare con il rispetto della verità documentale e storica. Tant’è che con i paraocchi dei pregiudizi odierni contrari ad ogni riferimento all’alchimia o alla medicina astrale, tali studiosi rifiutano in blocco le opere di Arnau ove se ne trattava, ignorando che tutto lo zeitgeist dell’epoca era fortemente impregnato di cultura e sapere arabo alchemico.
Costoro hanno, forse, reso un buon servizio alla memoria di Arnau? Non lo crediamo.
Grande realizzazione della sua cultura astrologica e delle connesse applicazioni mediche, l’Argimusco oggi consente di affermare la verità su di lui. Quelle “opere aberrate” dell’ultimo periodo di vita trascorso anche in Sicilia erano proprio di Arnau. Sua ne è, dunque, in toto la paternità. Sulla medicina stellare Arnau non solo scrisse in tanti testi, ma diresse la realizzazione di enormi statue sabee dedicate alle costellazioni.
Qualunque maldestro tentativo recente di depotenziare la figura di Arnau di tutta la grande ricchezza e eterogeneità culturale propria dell’uomo e tipica dell’epoca, riconducendola dentro le strettoie della categorie culturali odierne, è destinato a fallire davanti all’imponente evidenza disponibile in Sicilia sull’Argimusco.
Non crediamo che si stia rispettando adeguatamente la vasta personalità dell’uomo Arnau.
Novelli Damaste, alcuni studiosi intendono ridurre Arnau a determinate categorie (i sopraccitati letti di Damaste) utilizzando la visione distorta degli occhiali odierni, qualche volta per malcelati intenti confessionali e/o nazionalistici. Portare agli allori degli altari il santo medico Arnau per rinforzare dal punto di vista confessionale un mito della nazione catalana giustifica un tale scempio della sua opera? Non sarebbe più saggio accettare tutti gli scritti di Arnau anche se contrari ad alcune visioni del mondo odierne rispettando lo spirito e la cultura dell’epoca?
Come per gli ospiti di Damaste l’operazione sta costando amputazioni di pezzi e la devastazione del corpus arnaldiano tra espungimenti di testi alchemici o astrologici, negando la tradizione successiva come anche le evidenze alchemiche o astrologiche presenti nei testi considerati non aprocrifi. A titolo di esempio, ci si consenta di citare ancora una volta il testo De Parte Operativa, accettato dal gruppo di Perarnau, ove Arnau scrive: “…sed tamen virtutem quam superiora influunt non suspiciunt nisi corpora disposita vel solum per agentia naturalia vel adminiculo artis, ut ex parte quadam individua cuiiuslibet species acquirunt aliquam proprietatem que ceteris eiusdem species non convenit…” e ancora l’Antidotarium (della cui autenticità Paniagua non è però sicuro), ove Arnau dice: “…ex mineralibus sumitur gemme et mundate quarum naturas mirabilis aut artifex eruditus edotat interdum potentiis efficacibus in sculpendo in eis effigies constellationibus congruis ut alibi latius fertur, velut lapis quo homo tenens serpentem extinctum manu dextra et cauda ipsius manu sinistra invenitur in sculpturis natura vel arte liberat hominem a veneno sumpto…”. Com’è noto, l’alchimia era considerata nella cultura dell’epoca l’ars regia (o arte) in generale e l’alchimista era chiamato “artista”. I riferimenti presenti nei testi citati sono riferimenti all’arte alchemica, che comunque, piaccia o non piaccia ad alcuni studiosi attuali, era un tutt’uno con l’astrologia e la medicina.
Oggi, Arnau, grazie all’Argimusco e alla finissima cultura medico-astrologica ivi rappresentata, può recuperare l’onore e la dignità del grandissimo scienziato che fu. Il suo protettore Federico III, il più grande re di Sicilia, ne porta il merito storico a vanto della terra che accolse il grande medico e scienziato, Arnau de Vilanova.
Concludiamo affermando che la massa di prove sin’ora raccolte attesta che Arnau de Vilanova potrebbe avere concepito e diretto i lavori per la realizzazione dello specchio talismanico dell’Argimusco. Rimane da scoprire chi avrebbe finanziato e quando tali lavori.
Chiudendo queste brevi note, auspichiamo che, oltre a ricerche storiografiche più approfondite e meno condizionate da pregiudizi o da agende di parte, si possa parallelamente sviluppare una riscoperta dell’opera di uno dei più affascinanti personaggi della storia umana.

Paul Devins & Alessandro Musco

Note

  1. Carini “Sulle scienze occulte nel medioevo”, 872, p. XXXI, n. 66 e pag. 7.
  2. Per come detto sopra, sulla competenza alchemica di Arnau da Villanova è in corso un dibattito anche acceso tra gli studiosi. Gli studiosi che fanno capo a Perarnau (Giralt, Paniagua, etc.) da anni sostengono che le opere alchemiche e astrologiche di Arnau siano apocrife e nel migliore dei casi frutto di aberrazioni. Gli studiosi italiani, in particolare, contrastano tale posizione rilevando come nel Zeitgeist tardo medievale alchimia, astrologia, medicina fossero un unica cosa. Si vedano Chiara Crisciani, in “Alchimia e Potere: presenze francescane (secoli XIII-XIV)” in I Francescani e la poltica 2002 a cura di A. Musco Franciscana 13/1 e Graziella Federici Vescovini, “Medioevo magico. La magia tra religione e scienza nei secoli xiii e xiv” (Utet, Torino 2008). Sui testi alchemici vedi il corposo e completo testo “Les oeuvres alchimiques attribuées à Arnaud de Villeneuve” di Antoine Calvet, S.E.H.A. ARCHE’, prefazione di Sebastià Giralt, 2011. Quest’ultimo, secondo noi, per quanto curato, è affetto dal classico pregiudizio moderno verso una scienza che oggi non si comprende più. Fa specie allora leggere che uno dei riferimenti del Calvet, Mme Colinet, nell’esaminare l’importantissimo Codice Speciale di Palermo si lascia andare a commenti del tipo: “…des variations délirantes sur la pierre et le couleurs ainsi que sur le sperme, accompagnées d’une comparaison avec la maturation de l’enfant en gestation sous l’influence des différents planètes…” nel commento sul Liber Rudiani (o Liber trium verborum) tra i testi del Codice, cfr. Calvet, op.cit. Pag. 13 nota 4
  3. Il Calvet a pag. 40 del “Les oeuvres alchimiques attribuées à Arnaud de Villeneuve” di Antoine Calvet, S.E.H.A. ARCHE’, prefazione di Sebastià Giralt, 2011, li classifica come opera di uno Pseudo Arnau
  4. Il Calvet, op cit. pag. 40 e 108, ritiene che il testo, espressamente attribuito ad Arnau, sia invece semplicemente “appartenuto alla biblioteca di Arnau”. Questo la dice lunga sul livello di distacco dalla realtà raggiunto dalla storiografia moderna autoreferente e chiusa nelle polemiche tra pochi studiosi e ormai lontana anni luce dalle “ricerche sul campo”.
  5. Cfr. Ciccarelli, Palermo, Biblioteca Comunale, 1993, nel Catalogo dei manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane, vol.7. Il Calvet, per potere negare l’attribuzione testuale ad Arnau contenuta nel testo, afferma che la forbice temporale di redazione del testo del Defloratio tra il 1323 e il 1350 sarebbe troppo “étroite”e che occorrerebbe stabilire una forbice ben più larga tra il 1323 e il 1350 “voire plus tard encore”, Calvet, in op.cit., pag.12. La versione dello stesso manoscritto del Defloratio in possesso della Biblioteca Nazionale di Parigi, BnF, lat.6514, XIII-XIV siecle, di origine nord Italiana e proprietà dei duchi di Milano, afferma il Calvet, sembrerebbe collocare il lavoro dello Pseudo Arnaldo verso il 1330 poiché non si trova alcuno dei testi pseudo arnaldiani nel manoscritto norditaliano in possesso della biblioteca di Parigi. Il manoscritto di Palermo secondo lui avrebbe, dunque, raccolto i trattati circolanti nel regno di Napoli e di Sicilia una ventina d’anni dopo. Una costruzione di logica ardita che però, secondo noi, non tiene conto che comunque la versione “parigina” del testo del Defloratio ripete quasi esattamente le stesse parole di Arnau sul rapporto tra stelle, alchimia e immagini. Se si paragonano quelle parole con le parole usate da Arnau in altri testi specificamente attribuiti ad Arnau, ad es. i testi astrologici classificati come “da attribuire” ad Arnau secondo il Giralt nel suo ottimo studio sul tema (cfr. S. Giralt Decus Arnaldi, Etudis entorn dels ecrits de medicina practica, l’ocultisme i la previvenzia del corpus atribuit a Arnau de Vilanova) ne riviene che i due testi pur di diversa datazione sono in toto coerenti con il corpus astrologico di Arnau.
  6. “Explicit liber modernus de inferiori astronomia que irrationaliter novum testamentum appellatur”, Arnau de Vilanova Novum Testamentum, Munich, Bayerische Staatsbibliothek, Clm 455, Xvà siecle, fol. 116-119
  7. Pseudo avicenna, De anima in arte alchimiae, 1572, cap.II, dictio 1, p.47
  8. “…philosophus et contemplatus est ea que articulis superiorum corporum habent ad inferiora influentiam et impressione assiduam…”
  9. Arnau nell’incipit scrive “…deflorationes quorundam philosophorum sub compendio in alchimia cum quibusdam aliis ad artem ymaginum spectantibus” per poi proseguire “Post hec convertit animum suum philosophus et contemplatus est ea que articulis superiorum corporum habent ad inferiora influentiam et impressione assiduam. Et coniectavit quantum ymaginibus celi et earum ascendentibus quod esset omnis eficacia quam circa habitantes terram hunc fieri. Et dixit quod in faciebus signorum esset virtus maxima operandi omnia que homines desiderant et maxime in dominibus et gaudiis et triplicitatibus terreis vel terris, sive terrenis et eorum corructionibus hic et inde…”.
  10.  Sulle esaltazioni alchemiche vedi Liber Platonis Quartorum, in Teatrum Chemicum, V, pag. 114 e 137: nel testo sono citate le corrispondenze tra le exaltationes delle facoltà e quelle degli elementi fino all’exaltatio intellectus, corrispondente all’elemento del fuoco.
  11. “Hermes autem Trismegistus dixit in libro de ymaginibus ad calculum ubi posuit ymagines omnes et singulas appropriatas cuilibet membro corporis humani et sub signorum faciebus constructas: recipe aurum purum et fac sigillum, in quo scribas figuram Leonis, Sole existente in Leone in prima facie uel secunda et in angulo orientis uel meridie, et Luna non existente in eius domo, et domino ascendentis non aspiciente Saturnum uel Martem aut recedente ab eo. Et hoc sigillum ligetur in lumbari uel circa renes. Ego feci sigillari trociscos de sanguine hirci secundam doctrinam istam factos, et operabantur miraculose. Hoc idem fit in aliis passionibus membrorum secundum modum et formam et ad equacionem planetarum”, in la Rivelazione segreta di Ermete Trismegisto”, II Vol, a cura di Paolo Scarpi, 2011, pag. 17.
  12. Per i testi ermetici, oltre l’opera sopraccitata di P.Scarpi, si consulti l’opera completa con i commenti di A.D. Nock e di A.J. Festugiere e curata da I. Ramelli “Corpus Hermeticum” Bompiani 2005
  13. D. Pingree, Picatrix, London, The Warburg Institute, 1986, pag. 6-7.
  14. Si vedano le spiegazioni sulla funzione delle immagini in Iniziazione all’ermetica, pag. 189-218 di F. Bardon, Astrolabio, 1978 e in UR 1927, Vol. 1, “La magia delle immagini” di Abraxa, pag. 289 e ss., e ancora con riferimento all’attivazione magica delle statue in UR 1928, vol. 2, “La magia delle statuette” di Arvo, pag. 221.
  15. Citiamo ancora, poiché citazione utilissima, il passaggio di Arnau sulle statue stellari di Thebit: “Unde secundum Thebith ymagines fiunt habentes virtutes lapidum preciosorum mineralium nec ab aliquo habent virtutem nisi ab aspectu planetarum in tempore quo artificiuntur. Cum materia illarum sit terrea quod apte fiunt vel metallea, id est tunc ex parte materie non potest multam acquirere virtutem, sed solum ex virtute celesti que fit in tempore factionis eorum. Sic est de confectionibus quibuslibet a medicis compositis paulo minus habent virtutem a tempore confectionis, sed in illo comparatur melius quam ex parte materie ex qua componunt”, De iudiciis astronomie, Opera, Venezia 1505, f. 344rb.
  16. Sul tema vedi oltre nel testo e cfr. P. Zambelli, The «Speculum astronomiae» and its Enigma. Astrology, and Science in Albertus Magnus and his Contemporaries, Dordrecht-Boston 1997
  17. Cfr.,The Elixir and the Stone: The Tradition of Magic and Alchemy di M.Baigent e R.Leigh 1997, pag. 34 e ss e Le origini esoteriche della massoneria di T.Churton, 2005, pag. 46 e ss.
  18. Sul pellicano, alambicco, civetta e salnitro vedi sopra, idem sul delta dell’Argimusco quale simbolo templare e del Tetragrammaton, cfr, anche “Allocutio super significatione nominis “Thetragrammaton, J. Carreras i Artau, in ‘La Allocutio super Tetragrammaton de Arnaldo de Vilanova’, Sefarad, 9 (1949), 75–105
  19. Arnau sulla diagnosi e la profezia medica rivela che l’astrologia, una delle scienze del quadrivio, gli permetteva di conoscere «rota totius temporis seculi huius […] Hic astrologus metitur corporum sfericorum dimensiones, hic octonarium sferarum visibilitus signis enumerat […] eclipses luminarium previdet et satagit non sine misterio coniecturare futura», A. de Villanova, in Introductio in librum [Joachim] De semine scripturarum, locutio super significatione nominis «Thetragrammaton», in Opera Theologica omnia (AVOTHO) III, a cura di J. Perarnau, Institut d’Estudis Catalans, Barcelona 2004, pp. 116-17. Nel De parte operativa, sulla terapia medica stellare dice che i cieli agiscono al di fuori delle qualità elementari, cosicchè, «in ogni ora le parti del cielo infondono una e un’altra capacità o forza agli esseri generabili, la quale esige che la figura del cielo sia determinata dall’oroscopo o dall’ascendente nell’ora riferibile al generabile o al generato qualunque esso sia» (In omni enim hora influunt partes orbis aliam et aliam virtutem generabilibus secundum quod requirit figura orbis determinata per oroscupum vel ascendens in hora relata ad generabile vel generatum quecumque sit, sed tamen virtutem quam superiora influunt non suspiciunt nisi corpora disposita vel solum per agentia naturalia vel adminiculo artis, ut ex parte quadam individua cuiiuslibet species acquirunt aliquam proprietatem que ceteris eiusdem species non convenit”, Arnaldo da Villanova in De parte operativa in Opera Omnia, Lione 1532 fol. 127ra. Sempre sulla terapia medica astrale citiamo un altro passaggio: «Ex fortitudine causarum concurrentium, utpote forti aspectu celestium corporum, sive hora generationis sive hora casus principii semjnalis in agro nature, seu hora nativitatis» (De parte operativa, Opera, Lione l509, f. 146r).
  20. I sestanti di pietra erano una sorta di specialità per gli astronomi medievali arabi cui viene attribuita l’invenzione e la sperimentazione di tali strumenti per la prima volta nella storia. Il primo sestante di pietra conosciuto venne costruito a Ray, in Iran, da Abu-Mahmud al-Khujandi nel 994. Lo strumento arabo aveva un arco di 60 gradi su un muro allineato lungo un arco meridiano sulla linea nord sud e veniva usato per i solstizi. Il sestante sull’Argimusco ha un angolo di curvatura di 60°, è di pietra, è perfettamente allineato lungo la meridiana sulla linea nord sud e veniva usato nei nei solstizi d’estate (cfr., O’Connor, John J, Robertson, Edmund F., “Abu Mahmud Hamid ibn al -Khidr al-Khujandi, MacTutor History of Mathematics University of St. Andrews)
  21. Sul tema delle case lunari nelle quali operare i salassi e la flebotomia ripetiamo quanto già citato in “Biblioteca clasica de la medicina espagnola 1936 tomo xii – Parabolas de meditacion di Arnaldo de Vilanova” al capitolo “Canones que demuestran el cuadrante de la lunacion mas utile que debe ser elegido para la flebotomia” (Canoni che dimostrano il quadrante della lunazione più utile da scegliere per la flebotomia), ove Arnaldo dice:

    1. segùn la influencia lunar, elìgese para la flebotomìa la fase de la lunaciòn, cuando la enfermedad da tregua para esperar (secondo l’influenza lunare, si sceglie il salasso secondo la fase della lunazione, quando la malattia da una tregua per sperare)
    2. la influencia de las estrellas que proviene de virdud especifca es màs fuerte que aquèlla que proviene de virtud comùn (l’influenza delle stelle che proviene da virtù specifca è più forte di quella che viene dalla virtù comune).
    3. La virtud de la luz solar que se comunica a las demàs recibe informaciòn de la propia naturaleza de ella, proque lo que en otro se recibe sigue el modo del recipiente (la forza della luce solare che viene comunicata all’altro riceve informazioni della propria natura, perchè ciò che è ricevuto segue il modo del recipiente).
    4. Como la propia virtud, la luna mueve y extiende las substancia acuosas y las dispone en eumento, quanto mà fuertemente irradie, tanto màs aumentarà el reumatismo (Come la propria virtù, la luna si muove e estende la sostanza acquosa e la dispone in aumento, nella misura in cui più fortemente irradia, tanto più aumenteranno i reumatismi)
    5. siendo, efectivamente, la luna de complexiòn frìa y humeda, en ningùn estado podrà, por su efecto proprio, llamarse seca o càlida (essendo infatti la luna di complessione fredda e umida, in nessuno stato potrà, per il suo effetto, chiamarsi secca o calda)
    6. y por la misma razòn por la que se distinguen las principales edades en los viventes nòtanse por semjanza en la luna (e per la stessa ragione per la quale si distinguono le principali età nei viventi si notano per somiglianza nella luna)
    7. asì como la primera edad es aquella en que se principia el incremento hasta una notable medida de la estatura del viviente, asì la luna, en la primera edad, comienza a aumentarse hasta la media. Y asì como la edad seguenda de ellos notable se termina asì tambièn en la luna. Del mismo modo tambièn la tercera edad del lo vivientes es aquella en que el viviente comienza ocultamente a decrecer, a saber, en la virtud, lo cual se manifiesta en el proceso. Por fin, la cuarta edad es aquella en que el decrescimiento del sentido alcanza en la misma substancia un tèrmino manifiesto, parecidamente tambièn en la luna (così come la prima età è quella in cui comincia a un notevole aumento della statura dei vivi così la luna nella prima età, inizia ad aumentare fino alla media. E così come la seconda età di questi finisce, così altrettanto nella luna. Allo stesso modo anche nella terza età dei vivi è quella in cui la vita comincia segretamente a diminuire, in particolare, nella virtù, che si manifesta nel processo. Infine, la quarta età è quella in cui la diminuzione raggiunge la stessa sostanza in un termine manifesto termine analogo nella Luna).
    8. Il testo della condanna di Tarragona è contenuto in F.Santi, Arnau de Vilanova, 283–9, in C. Du Plessis D’Argentré, Collectio judiciorum de novis erroribus qui ab initio duodecimi saeculi ad annum 1735 in Ecclesia proscripti sunt et notati, pt. 1/ 1 (Paris, 1728), 268–9; Nicolaus Eymericus, Directorium Inquisitorum II (Rome, 1578), 198–199.
    9. W. J. Courtenay, ‘Inquiry and Inquisition: Academic Freedom in Medieval Universities’, Church History, 1989, pag.174
    10. “Et totidem. p.m. In edito monte Mons Albanus est oppidum a Frederico secundo Siciliae rege conditum & muro cinctum: ubi & regias aedes lapide quadrato conspicuas a fundamentis erexit. Nobilitatur Raynaldi Villanovae medici & mathematici clarissimi sepulcro: quod in sacello arcis ab omnibus visitur”
    11. I titoli delle sue opere spargiriche, molto apprezzate dagli adepti, sono i seguenti: La strada delle strade; Flos florum (Il fiore dei fiori); Lettera sull’Alchimia al re di Napoli; Le Chemin du Chemin, De Decotione, Practica, Novum lumen (La nuova luce); Rosarium (Il Rosario); Domande sull’essenza e sull’accidente. Ecco alcune delle opere di Arnaldo conservate nelle biblioteche:

      1. Firenze, Biblioteca Nazionale MS. Magl. XVI 41. 15th Century. 309 pages. Parchment. Quarto. 297 Arnaldi de Villanova epistola ad regem Robertum De lapide physico.
      2. Firenze, Biblioteca Nazionale MS. Palat. 758 [514 – E, 5,10,63.] 15th Century. 203 folios. Paper. 143X98mm. 30. f110v-147v Incipit Liber Rosarii de Lapide philosophico, per Arnaldum de Villanova.
      3. Firenze, Biblioteca Nazionale MS. Palat. 887 [779 – 21,2.] 15th and 16th Centuries. 191 folios. Paper. 216X144mm. 6. f34-41v Arnaldus de Villa Nova, De Lapide philosophico, in VII capit.
      4. Modena, Biblioteca Estense MS. Latin 362. 16th or 17th Century. Paper. Folio. 4. Incipiunt Quaestiones tam essentiales quam accidentales magistri Arnaldi de Villanova de arte transmutationis declaratae Papae Bonifatio octavo ab eo petitae super compositione lapidis philosophici
      5. Rovigo, Biblioteca Comunale MS. Concordiano 402 (57,1,2). 15th Century. 208 folios. Paper. 200X150mm. f1-4 Incipit testamentum Arnaldi de Villa Nova; Ego Arnaldus de nova Villa Incipio istum librum in nomine Jesu Christi et Virginis gloriose Quia volo breviter veritatem de lapide philosophico / pars sit fixa vel sit defixo retinet secum meliorem partem de non fix
      6. Venezia, Biblioteca Marciana MS. Lat. VI. 214. [3599.] 15th Century. 303 folios. Parchment. Octavo. 2. Raynaldi Arnaldi de Villa Nova. Epistola de Magistrum de Toledo; Rosa Novella; Verba commentatoria epistola de lapide philosophico. Exemplum in arte Philosophorum Venezia, Biblioteca Marciana MS. Lat. VI. 215. [3519.] 297 folios. Parchment. Octavo.

      g.Raynaldi Arnaldi de Villanova. Quaestiones de Arte Transmutationis super compositione Lapidis Philosophici. 2048. Paris, Bibliothèque Nationale MS. Français 2011. Paper. 17th Century;

      1. L’Espitre de maistre Regnault de Villeneufve sur l’alquemye au roy de Naples. [Arnold of Villa Nova]. 2156. Paris, Bibliothèque Nationale MS. 7149. Paper. Folio. 15th Century. Arnoldus de Villanova.
      2. Rosarius, id est, de lapide philosophico libri duo. Arnoldus de Villanova. Testamentum.
      3. J. Perarnau, ‘Problemes i criteris d’autenticitat d’obres espirituals atribuïdes a Arnau de Vilanova’, in ATIEAV, i. 29–31
      4. Informació espiritual per al rei Frederic, in Arnau de Vilanova, Obres Catalanes i. 223–43
      5. Confessió de Barcelona, in Arnau de Vilanova, Obres Catalanes i. 101–39; Raonament d’Avinyó, ibid. 167–221.
      6.  Lliçó de Narbona, ibid. 141–66; J. Perarnau, L’ “Alia Informatio Beguinorum” d’Arnau de Vilanova (Barcelona, 1978).
      7. Secondo Paniagua in “En torno a la problemática del corpus científico arnaldiano” in Actes de la I Trobada Internacional d’Estudis sobre Arnau de Vilanova Volume 2, 1995, pag. 20, le opere della cui autenticità non si è sicuri sono: 1. Tractatus contra calculum, 2. De tremore cordis, 3. Regimen contra catarrhum, 4. Regimen sive consilium quartane, 5. Consilium sive cura febris ethice, 6. Compilatio de conceptione, 7. Experimenta et recepte, 8. De simplicibus, 9. Antidotarium, 10. Libellus de arte cognoscendi venena, 11. Cura epilepsie, 12. Astrologia, 13. Expositio super aphorismo In morbis minus, 14. Abbreviatio libri prognosticorum, Le opere presunte apocrife invece sono: 1. Tractatus de epilepsia, 2. Libellus de confortatione vista, 3. Signa leprosorum, 4. De urinis, 5.Tractatus de venenis, 6. Liber de vinis, 7. De aquis medicinalibus, 8. De cautelis medicorum, 9. De sigillis, 10. Commentum super fibrum Galieni De morbo et accidenti, 11. Translatio Coste ben Luce De physicis ligaturis, 12. Translatio Hippocratis De lege.
      8. Opere da restituire ai propri autori per Paniagua sono: 1. Regimen sanitatis (Magninus de Mainieri), 2. Tabule que medicum informant (Staphanus Arlandi), 3. De modo preparandi cibos et potus (Petrus Musandinus), 4. Tractatus de medicinis digestivis et evacuativis et earum dosium (Digestiva et purgantia) (Johannes de Parma), 5. Tractatus de sterilitate (Raymundus de Moleris), 6. Liber de coitu (Constantinus Africanus), 7. Expositiones visionum que fiunt in somniis (Guillelmus de Aragonia), 8. Translatio Avenzoaris De regimine sanitatis (Profacius Iedaeus)
      9. Le opere sicuramente apocrife, secondo Paniagua, sono: 1. Breviarium practice, 2. Regule generales de febribus, 3. Commentum super regimen sanitatis salernitanum, 4. De conservanda iuventute et retardanda senectute, 5. Questiones super libello De malitia complexionis diverse, 6. De bonitate memorie, 7. De phlebotomia, 8. De ornatu mulierum, 9. De decorazione, 10. De conferentibus et nocentibus, 11. Recepta electuarii, 12. Regimiento de sanidad, 13. Libro de medicina llamado Macer, 14. Liber de vita philosophorum, 15. Le tresor des pauvres gens, 16. De querce, 17. De coriandro, 18. Remedia contra maleficia, 19. Rosarius philosophorum, 20. Novum lumen, 21. Flos florum, 22. Epistula super alchimia ad regem Neapolitanum, 23. De lapide philosophorum, 24. Catena aurea, 25. Testamentum, 26. Translatio Alkindi De raduationibus medicinarum.
      10. All’inizio del 1900, Paul Diepgen (Studien zur Geschichte der Beziehungen zwischen Theologie und Medizinim Mittelalter: Die Theologie und der ärztliche Stand (Berlin, 1922) ha cercato di ricreare la visione del mondo di Arnaldo (Weltanschauung). La sua conclusione è che Arnau ha conscientemente combinato le sue visioni religiose e mediche e creato una sintesi di misticismo cristiano, di filosofia naturale scolastica, di medicina, di visioni neoplatoniche della natura. Secondo Diepgen, una comune base (agostiniana e neo-platonica) è la spiegazione dei prolifici interessi di Arnau.
      11. Anche se l’attribuzione dell’opera De sigillis è controversa, le idee sembrano proprio quelle di Arnaldo. I “sigilli” nel Medioevo sono sospetti perché – come altre immagini o talismani – sono oggetto d’incantamenti e fumigazioni in cui spesso effettivamente l’operatore cerca di entrare in contatto con gli spiriti che vi sono raffigurati (o, come alcuni credono, imprigionati). Sopra abbiamo esaminato, che non è questo il caso dell’opera attribuita ad Arnaldo, secondo la Federici Vescovini. Secondo la studiosa anziché incantamenti ai demoni, Arnaldo raccomanda la recitazione di preghiere inequivocabilmente cristiane e di salmi, così che la funzione dei sigilli sarebbe in fondo del tutto analoga a quella delle “medagliette” ancora in uso oggi nella pietà del popolo cattolico.(vedi Federici Federici Vescovini G., Medioevo magico. La magia tra religione e scienza nei secoli xiii e xiv (Utet, Torino 2008). Per come già chiarito non siamo totalmente d’accordo, i sigilli si riferiscono allo zodiaco e devono essere preparati in tempi astrologici particolari nonché con materiali (tra cui l’oro alchemico) ritenuti dotati di proprietà “occulte”.
      12. Ciccarelli, Palermo, Biblioteca Comunale, 1993, nel Catalogo dei manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane, vol.7
      13. Arnau nell’incipit scrive “…defloraziones quorundam philosophorum sub compendio in alchimia cum quibusdam aliis ad artem ymaginum spectantibus” per poi proseguire “Post hec convertit animum suum philosophus et contemplatus est ea que articulis superiorum corporum habent ad inferiora influentiam et impressione assiduam. Et coniectavit quantum ymaginibus celi et earum ascendentibus quod esset omnis eficacia quam circa habitantes terram hunc fieri. Et dixit quod in faciebus signorum esset virtus maxima operandi omnia que homines desiderant et maxime in dominibus et gaudiis et triplicitatibus terreis vel terris, sive terrenis et eorum corructionibus hic et inde…”.
      14. Ziegler J., Medicine and Religion c. 1300. The Case of Arnau de Vilanova, Oxford, Clarendon Press, 1998, pag.35.
      15. “La compleja magia religiosa que ofrece el Tractatus de sigillis contrasta con la sobriedad que en todo lo relacionado con la magia, aún con la magia natural, se desprende de la obra auténtica del maestro Arnau” (Paniagua in “En torno a la problemática del corpus científico arnaldiano” in Actes de la I Trobada Internacional d’Estudis sobre Arnau de Vilanova , Volume 2, 1995, pag. 18
      16. Come detto prima, lo stile architettonico, del portale innanzitutto, fa risalire la chiesa alla stessa data della costruzione della gemella chiesa di Spirito Santo, 1310.
      17. Il 1344 è la data riportata nel campanile della Chiesa di Santa Caterina
      18. Il pellicano compare tra altri simboli nella sintesi dell’Opera illustrata dalla f.92 del Rosarium philosophorum di Arnaldo da Villanova. Nei canti XXIV e XXV del Paradiso si trova il triplice bacio del principe Rosa Croce e il pellicano, (…). queste metafore erano già adoperate dai Pauliciani predecessori dei Catari nei secoli X e XI, e poi addottate dai Catari. P.Sedir Il segreto dei Rosacroce, G.Casini, 2010, pag. 15. Vedi Jean Duvernoy La religione dei Catari, Mediterraneee 1996, pag. 76
      19. Nei simboli alchimici il Pellicano indica anche il matraccio (alambicco), con il caratteristico piede di collegamento alla testa della cucurbita e con il capitello che rientrava con un tubo a becco nella parte inferiore dell’apparecchio (pallone). Il tubo poteva essere raddoppiato, modificando lo strumento in due palloni comunicanti per ottenere la “circolatio” doppia. Il Pellicano, o alambicco, serviva dunque nella coobazione di un liquido. Una precisa definizione si trova anche in Alchimia Spirituale di R. Ambelain, ove, per la sua funzione, viene anche chiamato “circolatorio” in P. Bornia, La Porta magica di Roma, Phoenix, Genova 1983, pag.60.
      20. Il catalano (anche lui!) francescano Giovanni da Rupescissa nel trattato la Quinta Essentia sosteneva di preparare il farmaco (la pietra filosofale) in grado di conservare al meglio il corpo dei confratelli fino al momento della morte, vedi anche G.da Rupescissa “Sulla preparazione della Vera Pietra dei Filosofi”, Roma, s.d.. Cfr.Chiara Crisciani e Michela Pereira nel testo “L’arte del sole e della luna. Achimia e la filosofia nel medioevo”, Centro Italiano di studi sull’alto medioevo, Spoleto 1996, p. 219,15
      21. Cfr.Chiara Crisciani e Michela Pereira nel testo “L’arte del sole e della luna, cit. p. 234/39. Il Rosarium Philophorum, contestato quale apocrifo dal gruppo di Perarnau, è considerato autentico da A. Faivre, Acces de l’èsoterime occidental, Paris 1996 (1986) p.110 dalle due autrici Crisciani e Pereira nell’opera sopra citata.
      22. Allocutio super significatione nominis “Thetragrammaton” vedi Introductio in librum Joachim de semine scripturarum in Opera Theologica omnia (AVOTHO) III a cura di J.Perarnau, Institut d’Estudis Catalans Barcelona 2004, p. 116,17
      23. Informació espiritual per al rei Frederic, in Arnau de Vilanova, Obres Catalanes i. 223–43
      24. Come detto prima il Novum Testamentum è tra i testi alchemici del Codice Speciale anonimi ovvero non attribuiti nel Codice ad Arnau, ma solo successivamente. Il testo si riferisce così ai pianeti: “Incipit tertius liber et ultimus, qui loquitur de transmutatione duorum metallorum infirmorum et vilissimorum in duobus aliis subtilissimis secretissime et subtiliter valde loquuti sunt philosophi sapientes in suis libris quando invenerunt notitiam, scientiam et experentiam de duobus metallis magis infirmis, et vilibus in duobus aliis nobilissimis, et subtilimissis, maxime de metallo plus infirmo, quod transubstantiatur et transmutatur in nobilissimus, videlicet de Saturno, quia est magis infirmus et vilissimus inter planetas omnes totius coeli, et etiam inter omnia metalla terrae vilior transsubstantiatur in solem purum. In hoc enim accipiunt Iovem, qui sequitur saturnum secundum motum coeli, et per illam notitiam quam adinveniunt in istis, ipsi discohoperverunt, et declaraverunt istam artem omnibus illis, quibus Deus dedit istam scientiam: quia bene verum est , quod saturnus ets sol in natura sua profundissima abscondita, et sol est saturnus in sua natura cohoperta experta, ad hoc conveniunt et concordant omnes philosophi, pro tunc non deficit sibi alius nisi revertere illud quod est cohopertum et absconditum, seu infra obscurum in suo corpore extra ponere, et e converso quod est extra nobis asserens revertere ab initio: quia sine dubio ad intra est purus sol et bonus in omnibus approbatis, tali modo est de Iove in luna, et de hoc videmus veritatem transmutatio in eorum duo corpora, videlicet in solem et lunam, potest fieri duobus modiis sine magnis expensis. (…)
      25. Nell’attribuire la data ad un “forchetta di tempo” successiva a quella indicata dal Carini, dal Re e dal Ciccarelli ovvero tra il 1323 e il 1350, si rifà alle relazioni e ai commenti della M.me Colinet (A.Colinet “Les manuscript alchimique latin de Palerme, Biblioteca Comunale, 4° Qq A 10. Descriptione et notes de travail”). Pur tuttavia, Calvet deve ammettere che solo il Carini, il Ciccarelli e il Re “ont pu conusulter de visu le codex Speciale”. E ancora in prosieguo dice: “La Defloratio Philosophorum est le titre le plus anciennement attribué à Arnaud de Villeneuve. Il est également, le premier, significatif du recours au mythe dont l’oeuvre alchimique d’Arnaud de Villeneuve livre d’autre exemples, dans les Tractatus Parabolicus, De Secretis naturae et Catena Aurea. Cette approche allégorique, jointe à de détails techniques où se retrouve une langue plus scientifique que littéraire, donne a cè traité, qui n’a survécu que dans trois témoins tous attribués a Arnaud de Villeneuve, un parfum d’authenticitè…”, cfr. Calvet, in op.cit., pag. 39.
      26. il testo presente in vari manoscritti fatti risalire al XIV secolo, non è stato attribuito ad Arnau nella Opera Omnia qui spesso citata in nota. Un manoscritto del 1332 del De Aqua Vitae è conservata a Londra al Wellcome Historical Medical Library, ms 523, 1430, fol. 72-100v. Senonchè nel 1639 il vescovo Tomasini segnalò la presenza, in una biblioteca privata di Padova, del testo sotto il nome di Arnau de Vilanova. Paniagua ha esitazioni a considerarlo autentico mentre lo viene considerato da R. Halleux che lo fa risalire alle opere scritte dopo il 1309, cioè durante il soggiorno siciliano come il De Vinis e il De Conservanda juventute et retardanda senectute (cfr. R. Halleux “Les ouvrage alchimiques de Jean de Rupescissa”, dans Histoire Littéraire de France, XLI Paris, 1981, p.250. Il Calvet nell’opera citata lascia la questione della paternità di Arnau in sospeso (cfr. Calvet, in op.cit., pag. 91). Secondo noi, il fatto che ci siano tanti riferimenti astrologici, confermati dai megaliti arnaldiani dell’Argimusco, e un riferimento incrociato a vari passaggi dell’altro testo arnaldiano De Vinis, fà sì che si possa essere pressochè certi della paternità arnaldiana.
      27. Nel De Aqua vitae Arnau parla dell’osservazione delle fasi della Luna. Come visto sopra, Arnau parla spesso della Luna dicendo che se, comunque, dovesse diventare difficile ricorrere alle cure mediche usando i pianeti o le stelle si può comunqe ricorrere alla Luna: “quando autem Medicus praticans non potest semper habere certa loca planetarum ut omnia particularia, tunc hoc consideret in Luna maiori efficacia”, da De Astrologia in Arnaldi Villanovani Opera Omnia, col 2053-2072, ici col. 2070. Weill-Parot in Les images astrologiques au moyen age et a la Reinassance, Paris, Champion 2002, pag. 474 e 476 dice che dai greci in poi la luna è l’astro preferito dagli astrologi: “tout aux yeux des anciens était comme suspendu aux phases de la Lune et suivait le rythme de sa marche”.
      28. Giovanni D’Andrea, morto nel 1347, in “Additiones ad speculum juris Durandi, lib. IV, cap. De falsi crimine, in Calvet, in op.cit., pag 7 nota 5
      29. “… Et de predicta preparatione, sublimatione e operatione dixit Arnaldus de Villanova in eius Tractattu Parabolico de maiori…”, G. da Rupescissa, Liber Lucis, in Calvet, op.cit., pag. 236
      30. Vedi in Calvet, op.cit., pag. 136
      31. Il Calvet attibuisce il Rosarius ad un maestro napoletano sollecitato da Roberto re di Napoli tra il 1323 e il 1343.
      32. La Pereira ritiene che il testo sia stato scritto da un medico di maiora formatosi a Montpellier (cfr. Pereira e Spaggiari, in “Il testamento alchemico attribuito a Raimondo Lullo, 1999 cap. 18 pag. 60.
      33. Sul tema del “medium neutrum” tema comune tra Arnau e lo Pseduo-Lullo vedi M. Pileggi “Le medium neutrum: une possible liaison entre la medicine arnaldienne et l’alchimie pseudo-lullienne.”, dans Actes de la II Trobada Internacional d’Estudis sobre Arnau de Vilanova Volume, 2004 2005, pag. 413-433
      34. cfr, Bacone in Liber sex scientarum in 3e gradu sapiencie, ed Little and Withington, Fratris Roger Bacon, De retardatione accidentium senectutis cum aliis opusculis de rebus medicinalibus, p. 181-186)
      35. Paniagua, in Estudios y notas sobre Arnau de Vilanova, Madrid, 1963, pag. 78
      36. Palermo Biblioteca Comunale, 4° Qq A 10, fol.336-339v. Testo tratto d Calvet, in op.cit, pag. 626
      37. Vedi ancora Calvet, in op.cit., pag 7 e 178
      38. Nella sua opera “Additiones ad speculum juris Durandi, lib. IV, cap. De falsi crimine, in Calvet, in op.cit., pag 7 nota 5
      39. Cfr., M.me A. Colinet citata dal Calvet, in op.cit., a pag. 13
      40. Si vedano i tre preziosi testi del Gruppo di UR pubblicati tra il 1927 e il 1928 e recentemente ripubblicati da Mediterranee. Si veda anche il testo di Evola “La tradizione ermetica”, Mediterranee, 1996 che si potrebbe qualificare quasi quale un vademecum nella foresta delle allegorie alchemiche
      41. Al solito considerata dal Calvet e dal gruppo di Perarnau opera dello Pseudo Arnau vedi Calvet, in op. cit. pag. 593
      42. Testo tratto da Calvet, in op.cit., pag. 593. Il testo in italiano è reperibile in La biblioteca alchemica di Rosario e Sabina Piccolini, MEB 1987
      43. Testo tratto da Calvet, in op.cit., pag. 505
      44. nel ns testo “Considerazioni propedeutiche alla vendicazione di Arnau de Vilanova” 2012, parliamo non a caso di vendicazione della sua figura storica.

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