Rivelazione – Chi fu Paul Devins?

2018-03-07T19:03:05+00:00 05/03/2018|Uncategorized|0 Comments

Una tarda sera di Dicembre, ci troviamo a prendere un aperitivo a casa mia. Lui è un prestigioso professionista, ben conosciuto a livello nazionale. Sotto le vesti del serio professionista si cela una persona molto colta e molto simpatica, un uomo molto diverso da Paul Devins. Eppure lui è stato Paul Devins, non ha mai negato di esserlo stato, ma è anche vero che non lo ha mai confermato.

Daltronde che senso avrebbe avuto usare uno pseudonimo?

Nei suoi romanzi si rivelava scrivendo semplicemente : ” Paul Devins (pseudonimo), 42 anni, […] ha due cani, una (sola) moglie e due figlie, che lo trattano come un cane. Parla e scrive correntemente in 4 lingue. Non ha, però, mai imparato bene lo svedese, lingua di sua moglie, circostanza, questa, che non gli è mai stata perdonata”.

Eppure quasi a voler burlarsi del suo ‘antipatico’ alter ego, il nostro caro amico, voleva giocare al non essere stato Paul Devins…persino con noi.

Una tarda sera di Dicembre ecco che allora il nostro carissimo e stimatissimo amico, reo confesso, ci rivela in assoluta confidenza che, ebbene sì, lui ‘fu Paul Devins’…Noi rimaniamo impassibili e timidamente gli rispondemmo che lo sapevamo già. Il viso del nostro caro amico si riempie nel contempo di stupore e di gioia. Un atteggiamento alquanto schizofrenico, pensammo!

Poi passammo all’interrogatorio.

E.D. Perchè ha sempre negato di essere Paul Devins?

fu P.D.: Non l’ho mai negato. E’ chiaro che chi, all’inizio ed incoscientemente, sceglie di utilizzare uno pseudonimo lo fa per tenere separati ambiti diversi della propria esistenza: nel mio caso la vita professionale da quella di studioso di storia. Evitare di confondere gli ambiti di competenza è funzionale a non delegittimare gli stessi.

E.D. Un professionista non può dunque essere uno scrittore famoso?

fu P.D.: Dipende! Dipende da cosa scrive. Ho sempre amato la Sicilia, pur non essendo nato qui. Amo, in particolare la zona di Tindari. Utilizzare Argimusco su due foto di copertina ed ambientare un breve passaggio di un romanzo della mia trilogia sull’altipiano ha però causato troppi malintesi.

E. D. Cosa è successo quando ha cominciato a scrivere di Argimusco in termini scientifici e non più romanzeschi?

fu P.D.: La scoperta di Argimusco come “Specchio delle Stelle” nell’autunno 2009 è stata per il mio nuovo io, celato dietro quel nom de plume, una forte rivelazione. Sentiva l’urgente necessità di fare ricerche serie sul tema. Era come ossessionato da questo desiderio di conoscenza. Tentai, invero, di armonizzare l’attività professionale con quelle ricerche, inutilmente. A quel punto era troppo tardi. Inesorabilmente e disgraziatamente ero sempre meno me stesso, “l’altro” stava prendendo il sopravvento. Come nelle “Rovine Circolari” di Borges, la costruzione onirica dell’altro aveva subito una metamorfosi. Stava diventando un incubo.

La notte, la parte di me chiamata Devins non mi faceva dormire causa le sue ricerche concitate. Implacabile Devins divorava illeggibili testi medievali in latino, in catalano, castigliano e francese. La libreria professionale venne ineffabilmente sostituita da una vasta libreria di storia medievale in tutte le lingue. Scriveva concitatamente ogni notte decine e decine di incomprensibili pagine dense di note, che la mattina, disfatto, trovavo sul computer acceso tra carte, libri e resti di cibo sparsi per casa. Come Robinson Crusoe, fu preso dal terrore irrefrenabile dell’altro, vedendo, all’improvviso, un’orma impressa sulla sabbia, così io cominciai ad avere paura di questo “altro”.

E.D. Il Prof.Alessandro Musco quando entrò nelle ricerche?

fu P.D. All’inizio del 2012 si associò agli studi anche Sandro Musco, uno dei più grandi studiosi di sempre in tema di filosofia e storia medievale Siciliana ed, in particolare, dei tempi di Federico III, da lui chiamato “Il Grande”. Con Sandro per due anni Devins intesse una fitta rete di rapporti epistolari sia salaci che seriosi sui temi dell’Opus, della Ricerca, oltre che deliziose e spassose frequentazioni di lavoro e di tipo conviviale. Alcune volte i due si chiusero in una casa sull’Etna a lavorare per giorni e giorni, oltre a fare varie ricognizioni in incognito sui luoghi. La presenza di Musco, in qualche maniera, rese la convivenza con “l’altro”, quasi più tollerabile.

E.D. Musco non la convinse ad apparire durante le conferenze di presentazione del Decoded?

fu P.D. Ci provò, invano. Il patto fu che fosse lui “ad accendere le polveri” dopo la terza edizione dell’Argimusco Decoded nella primavera del 2014, ovvero dopo la convalescenza per un operazione da lui da poco subita. Chiaramente, prima o poi, avrei dovuto conto fare una scelta, essere contemporaneamente un professionista e uno studioso era impossibile. Cominciai, inoltre, a ricevere una tempesta di telefonate e contatti, da ammiratori (e non)… Alcuni amici hanno chiuso i rapporti con me causa l’inaspettata matrice medievale cristiana della cultura degli autori del sito di statue megalitiche (eppure là ineluttabilmente conducevano le tante prove). Tutto ciò mi ha portato col tempo a convincermi che non avrei mai dovuto confermare chi si celava, malauguratamente, dietro Paul Devins…

E.D. Non è mai stato tentato di rivelare definitivamente l’identità di Paul Devins?

fu P.D.: Dopo la morte del caro amico Sandro, ho deciso che anche Paul Devins sarebbe dovuto scomparire. Decisi che la carriera di studioso di storia e simbologie del Paul Devins dovesse finire. Oggi mi rendo conto che non ricordo nulla di quello che il mio alter-ego ha scritto. Devins è stato un altro individuo distinto da me, molto più di un semplice alter-ego.

E. D. Quindi cercare Paul Devins è inutile?

fu P.D.: Assolutamente si. Mi compiaccio però che ci siano persone che abbiano accolto le teorie di Devins e Musco e che siano altrettanto intraprendenti (folli) da portarle avanti. Scomode le teorie dei due …devo ammetterlo!  Quant’è suggestivo parlare, piuttosto, di ineffabili leggendari giganti o ciclopi e, dunque, causa l’abissale lontananza nel tempo, essere esenti dal cercare la benché minima prova documentale archivistica, finanziaria, letteraria, storiografica, mitologica, simbologica, etc.. I giganti non detenevano beni immobili né promulgavano atti regi né imponevano tassazioni. Sin dagli Erga kài Hemérai esiodei, è, però, attitudine umana fantasticare di lontanissime “Età dell’oro”.

E. D. E le polemiche?

fu P.D.: Mi creda sono indifferente ai pettegolezzi e ai protagonismi di alcuni studiosi. Mi interessa solo essere lasciato in pace.

E. D. Credo che Paul Devins sia stato un grande studioso, anche se con un caratteraccio.

fu P.D.: Non si dimentichi di Sandro Musco. Lui fu, veramente, un grande uomo ed operatore della cultura. Veda, oggi di anni ne ho quasi 53 e lavoro prevalentemente a Roma. Ho poi un beagle, che mi tratta come un cane. Rifiuto o rimozione? Non saprei. Certo, comprendo Sartre quando scriveva, “l’enfer, c’est les autres”. Più prosaicamente, però, le direi che la migliore analogia con quanto accaduto la può trovare nella narrazione di fatti veri riportati da Robert M. Lindner nel libro “The Fifty-Minute Hour”.

E. D. E’ stato lei, insomma, Paul Devins?

fu P.D. Può darsi, ma, fossi in lei, lo escluderei.

E.D. Beh…che importa…dopotutto è morto!

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