Evidenza Archeoastronomica dello Speculum Alchimiae.

2018-03-14T07:21:01+00:00 28/02/2018|Uncategorized|0 Comments

LA TEORIA DELLE BIGLIE E L’ALTIPIANO DALLE FELCI SCINTILLANTI

Sull’evidenza archeoastronomica di corrispondenze e allineamenti fra opere dell’uomo e le stelle del cielo si sono fondate intere teorie archeologiche, si sono anche valutate le possibilità della ridatazione dell’origine di interi siti archeologici. Per tal motivo l’Archeoastronomia è diventata una vera e propria scienza, che oggi si studia a pieno titolo nelle Università. Gli esempi che possiamo riportare a tal riguardo sono molteplici: è stata considerata la possibilità di una nuova datazione della Sfinge di Giza (vedi pubblicazione scientifica di Manichev Vjacheslav I. e Alessandro G. Parkhomenko); oppure un altro esempio è la teoria della correlazione di Bauval, che ha rilevato una corrispondenza impressionante tra la configurazione delle Piramidi di Giza e le stelle della cintura di Orione. Sicuramente questi studi possono non essere condivisi, ma certo è che sono frutto di deduzioni fatte da uomini di grande apertura mentale e di grande spirito d’osservazione.

Riguardo il sito megalitico di Argimusco Devins e Musco hanno dimostrato che  le costellazioni estive del Cigno, Freccia, Aquila, Serpente, Ofiuco, Vergine, Leone, Corvo, Idra e Cratere (presenti in cielo a giugno dopo il tramonto nel mese di giugno tra il 1.300 d.C. ed oggi e visibili dando le spalle al nord, da est ad ovest) coincidono nell’ordine di dieci su dieci alle conformazioni delle pietre/statue presenti sullo sterminato altipiano.

 

 

 

 

 

 

(dalle immagini ricavate grazie al software Stellarium è  evidente constatare come le pietre/statue presenti su Argimusco quasi si bacino con la rispettiva costellazione in cielo)

Ora mettiamo il caso che l’identificazione delle forme e dei nomi delle suddette pietre sia stata una forzatura da parte di Devins. Oppure  ipotiziamo che tutto ciò che vediamo su Argimusco, ovvero somiglianze con forme zoomorfe e antropomorfe, sia solo una proiezione psicologica alla Rorschach. In effetti molti nomi sono stati assegnati ai megaliti presenti su Argimusco senza nessun criterio, un criterio che invece esiste e che è stato dimostrato, bastava quardare in cielo e non soltanto alla forma delle mute e dormienti pietre. Detto ciò, tutti concordiamo però che due megaliti siano stati chiamati da tutti gli studiosi del luogo Aquila e Verigine-Orante. Bene. Seguiamo ora questo ragionamento, che abbiamo chiamato ‘Teoria delle Biglie’ (che in futuro verrà esposta in maniera approfondita). Se lanciamo sul pavimento due biglie, che probabilità abbiamo che entrambe si posizionino esattamente in due punti da noi precedentemente scelti? Ad esempio in corrispondenza di due lampadine appese al soffitto. E se dovessimo poi fare questo tentativo con dieci biglie, la probabilità che esse si posizionino in punti prestabiliti è praticamente nulla. Alla luce di tutto ciò allora le questioni da considerare sono due: o su Argimusco è accaduto un miracolo (ed allora veramente il luogo diventerebbe terreno fertile per trovate e truffe pubblicitarie), oppure la sua attuale conformazione non può essere stata generata dal caso.

Se poi consideriamo

1 che a due passi dal luogo nel Medioevo visse un Alchimista (Arnaldo da Villanova)

2 che a quel tempo vi era una insistente e comprovata presenza di maestri lapidicini, dunque di cantieri.

3 che in passato  – da personaggi vicini alla corte di Federico III di Sicilia – furono redatti i più importanti Lapidari del tempo (vedi Alfonso X di Castiglia Il Saggio) in cui sono descritte indicazioni relative ai sigilli di pietra (Argimusco Decoded, pag.62)

4 che a quel tempo fu redatto (e poi rieditato più avanti) Lo speculum Alchimiae di Roger Bacon (1214-1294)  testo molto conosciuto dagli alchimisti del tempo

(vedi anche Speculum Alchimiae di  Frate Elia da Cortona, compagno inseparabile di San Francesco, e dello stesso Arnaldo da Villanova Argimusco decoded p.99)

5 che sul sito è presente un sestante di pietra arabo, che non esisteva in epoca preistorica, ma che invece certamente potrebbe essere stato realizzato nel medioevo (archeoastronomia docet) Argimusco decoded p. 101.

La ‘scultura rupeste’ non fu un fenomeno esclusivamente preistorico (vedi ad esempio il  Rilievo di Externsteine risalente al XII secolo, il luogo di orgine naturale fu modificato poi dall’uomo nel corso dei secoli)

Da questa immagine di Externsteine si potrebbe dedurre come non sia affatto impensabile che nel Medioevo potesse essere stato eretto un cantiere molto simile su Argimusco, anche se con finalità progettuali diverse che erano appunto quelle della pratica della medicina astrale.

Allora prima di proferire affermazioni più o meno acute sull’origine preistorica dei megaliti presenti su Argimusco dovremmo con onestà intellettuale sospendere il giudizio, senza ostinarci in affermazioni assolutistiche.

Con altrettanta umiltà dovremmo sederci a tavolino, confrontare le idee, cominciare a valutare delle possibilità che prima non avevamo considerato, cominciare a farci domande e non ostinarci a dare risposte. In questi anni non è stato trovato nulla che si riferisse ad Argimusco in scritti medievali, ma non possiamo fermarci ad analizzare solo le fonti già conosciute (vedi Bartolomeo da Neocastro). Non possiamo arrovellarci ancora a dibattere sull’origine del toponimo Argimusco (in Nomen omen dicevano i latini, comprovata la vera origine del luogo sarà definitivamente chiara quale interpretazione a tal riguardo è corretta). In primo luogo dovremmo fermarci ad osservare un innegabile evidenza Archestronomica. In secondo luogo siamo assolutamente convinti che ulteriori prove  sull’origine medievale di Argimusco non saranno mai trovate (forse) su uno scritto, ma che si troveranno in delle immagini e dunque in fonti iconografiche (effettivamente abbiamo trovato tantissime piste, le pubblicheremo a breve). D’altronde se riteniamo che Argimusco sia un ‘luogo specchio’ la sua chiave di lettura non può che trovarsi in immagini, nella ricerca di quelle che abbiamo definito “specularità” (e non nella ricerca di allineamenti astronomici). Quanto esposto sin ora Musco e Devins lo sapevano, lo hanno dimostrato e  preannunciato. Ci duole semmai che quest’ultimi non abbiano mai usato la Parola Chiave, per certi versi un ideogramma’, che svelava completamente il mistero di Argimusco (certamente lo hanno fatto intezionalmente – erano dei gran burloni – ma tranquilli noi la renderemo nota nei prossimi articoli). Per chi non può aspettare, bene, legga Introduzione alla Magia I (Gruppo di Ur).

Per ora non vogliamo neanche noi rivelare la Parola Chiave, perchè spesso i ricercatori s’impuntano sulle parole, quando invece l’evidenza sta innanzi ai loro occhi. Troppo spesso quello che stato scritto su Argimusco Decoded è stato estrapolato, interpretato in maniera errata e rimanipolato. A tal proposito ultimamente molti cultori del sito si sono prodigati ancora a criticare la citazione da parte degli autori riguardo la presenza di Pietre filosofali sul luogo, e con rammarico ci siamo resi conto di molte cose. In primo luogo è innegabile che questi studiosi vogliano estrapolre quello che fa più comodo (i livelli di lettura di un testo sono conformi al proprio background culturale, questo è chiaro); ma questo fa parte della natura umana. In secondo luogo riconfermiamo la nostra ipotesi che nessuno di questi acutissimi studiosi abbia mai letto Argimusco Decoded. Inoltre  affermiamo che questa strategia di manipolazione delle informazioni potrebbe essere plausibile se praticata da giornalisti o da pubblicitari, non possiamo accettare che questo sia stato fatto da ricercatori, storici e studiosi. Non esiste cultura senza confronto, giacchè essa è generata dalla sinergia tra analogie e dissimiglianze . La citazione di Musco e Devins sulle suddette Pietre Filosofali è chiara: vi si considera la possibilità che in tempi remoti Argimusco fu considerato un luogo speciale per la presenza di sfere che nascono dalle rocce (è ovvio che non possiamo paragonare le conoscenze geologiche attuali con quelle del passato, anche se non possiamo affermare con certezza che le teorie odierne siano più valide). Se ne deduce che la presenza di queste sfere sull’Altipiano dalle felci scintillanti, probabilmente nel Medioevo agli occhi di appassionati di Alchimia (quali ad esempio erano Federico III ed Eleonora D’Angiò), rievocarono l’immagine dell’uovo cosmico. Fermo restando che suddetta metafora è stata usata dopo un attenta esposizione da parte di Musco e Devins sulla possibile origine geologica del fenomeno.(vedi Argimusco Decoded l’Uovo filosofale e la rugiada, Oppure Post MINIMALIA 2014).

Relativamente alla questione dell’uovo cosmico e alla rugiada vi vogliamo lasciare in sospeso, ma di contro vi vogliamo qui far attenzionare delle immagini, su cui ‘praticare’ una profiqua e umile epochè (per ora lasciamo solo ai dotti e agli iniziati all’Arte alchemica la fortuna di sapere da quali testi provengono queste figure – vedi anche post precedenti –  auspicandoci che anche fra i nostri lettori archeoastronomi si trovino appassionati di iconologia). E.D.

 

NEL PROSSIMO ARTICOLO: LA PAROLA CHIAVE E IL NECROMANTE. Per chi avesse dubbi circa le pratiche di magia astrale esercitate da Arnaldo da Villanova su Argimusco. Ovvero per chi crede che la magia astrale non sia solo una fiction alla Harry Potter o alla Hobbit. Eppure l’uomo spesso è così che vuole apprendere la verità: solo attraverso la finzione, l’evidenza lo turba, lo scuote e lo distoglie dalle proprie certezze. Amen

 

 

Per i curiosi riguardo il sito di Externsteine

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